Il lupo perde il pelo...
di Luciano Serasini
Alla fine il neo dittatore, come lo chiama l'opposizione democratica venezuelana, ha dovuto ingoiare il rospo. Ha così dovuto, a malincuore, dichiarare la vittoria dei NO, al referendum indetto per modificare la costituzione, che avrebbe di fatto portato il Venezuela a uno stato totalitario comunista, sulle orme di Cuba.
La storia di queste avventura, del caudillo Chavez, inizia il 4 febbraio del 1992, quando, ufficiale delle Forze Armate Venezuelane, capeggia il tentativo di colpo di stato, assieme al compagno Francisco Arias Cardenas, per destituire il presidente Carlos Andes Perez. Il tentativo di golpe non è incruento e lascia sul terreno circa 50 morti e un centinaio di feriti. Il golpe fallisce e incomprensibilmente, invece di essere fucilato, Chavez viene perdonato, in cambio delle sue dimissioni dall'esercito e alla rinuncia perpetua delle prerogative militari. In questo è sintomatica l'analogia con il dittatore cubano Fidel Castro che, dopo il suo primo fallito attacco insurrezionale alla caserma dell'esercito di Batista, viene perdonato ed esiliato in Messico. Il primo, 6 anni dopo, si presenta come candidato alle elezioni presidenziali, il secondo, a capo di un manipolo di idealisti rivoluzionari, sbarca dal Granma sulle coste cubane e a colpi di fucile abbatte la dittatura di Fulgencio Batista ed entra vittoriosamente all'Avana il 1 gennaio del 1959, per instaurare dopo un periodo di assestamento, un regime totalitario, ovvero una dittatura ancor più sanguinaria della precedente.
Chavez, mediante proclami populisti e presentando una immagine da manager attento ai bisogni della popolazione più emarginata, ma facendo attenzione a salvaguardare lo status socio economico vigente, e raccontando una vera e propria sfilza di menzogne, rivelate dagli accadimenti successivi, si accredita come l'uomo nuovo in grado di portare il paese a nuovi traguardi ed elminare le sacche di povertà.
Intervistato da un giornalista televisivo di Univision il 5 dicembre1998 un giorno prima delle elezioni, rispondeva alla domanda; se avrebbe lasciato il potere dopo 5 anni, "che lui, se avesse commesso qualcosa di illegale o fosse stato inviso al popolo, avrebbe lasciato anche prima", "che avrebbe favorito l'impresa privata, e le emittenti private, anzi faceva una richiesta agli investitori stranieri di andare ad investire nel paese", alla domanda; se Cuba era una dittatura, rispondeva che "si, era una dittatura ma nella posizione che si apprestava a ricoprire non poteva emettere una condanna secondo il protocollo internazionale"...(sic) Ora il filmato dell'intervista è su YouTube...
Chavez nella sua scalata alla presidenza è favorito purtroppo dalla oligarchia che governa il paese, che non ha promosso in tanti anni di ingenti introiti petroliferi, un maggior benessere delle classi disagiate del paese.
La maggioranza dei venezuelani è indotta così a credere alle menzogne del nuovo caudillo e Chavez, un golpista dell'ultima ora, viene così eletto presidente del Venezuela.
Nei primi anni di governo, Chavez, tiene un basso profilo, rispetto alle sue vere intenzioni, alla stessa stregua di Fidel Castro che, una volta assunto il potere con la caduta di Batista, il primo gennaio del '59, manovra dietro le quinte lo stato cubano. Anzi dichiarando a chiare lettere che rifugge dal comunismo, che converte un paese in uno stato di polizia, negazione della libertà, ha visto i carri armati sovietici a Budapest e la sua rivoluzione non ha nulla a che vedere con il comunismo. Perfino la rivista Boemia, ancora indipendente, pubblica nel numero di gennaio del 1959, una intervista a Castro dal titolo emblematico "Contro il comunismo", e alle contestazioni del giornalista che faceva notare a Castro, le voci ricorrenti che lo definiscono un comunista, liquidava la questione dichiarando che tali illazioni erano voci messe ad arte dalla tuttora viva propaganda batistiana.
Ho visto in modo nascosto, personalmente, e ne sono testimone, l'intera raccolta della rivista degli anni pre e rivoluzionari dove si vede l'assorbimento della testata ad uso e consumo del regime.
Chavez come Castro, deve nascondere nei primi tempi al popolo cubano la vera natura dei propri propositi, perché altrimenti causerebbe un rigetto, la paura del comunismo e della sua caratteriale mancanza di libertà una volta al potere, è ben radicata in entrambi i popoli.
Ma consultando la rivista Boemia, dell'epoca, si scopre che le cellule comuniste clandestine, prima e durante la battaglia dei rivoluzionari contro Batista e anche dopo la presa del potere, davano ampio supporto di ogni genere, in particolare con azioni di sabotaggio e attentati.
Chavez, illude cosi il popolo venezuelano mediante una intensa propaganda mediatica dai forti connotati populisti, si presenta giornalmente in televisione in un programma "Alo presidente" presentando continue ed estemporanee iniziative, a volte ridicole ai nostri occhi già smaliziati, ma causa la faraonica presentazione, ripresa dal mezzo mediatico-propagandistico, riescono almeno nella prima fase a fare presa sul pubblico di massa Venezuelano, in fondo Chavez omologa l'idea di battersi per modernizzare lo stato e far progredire il paese.
Perfino in Italia appaiono articoli sulla stampa favorevoli a Chavez e al suo modo di fare, una pericolosa ingenuità, o un colpevole appoggio.
Tra le iniziative, inizia un intreccio "umanitario" con la dittatura castrista, promuovendo l'invio di medici cubani nel paese, poi di insegnanti e allenatori sportivi, tra i quali vi sono elementi militari. In cambio fornisce a titolo gratuito un consistente approvvigionamento di petrolio al regime cubano, che lo maneggia come meglio gli conviene.
Poi in maniera vieppiù smaccata, inizia un avvicinamento alla luce del sole, alla dittatura castrista, più ha sentore di una presa sul popolo venezuelano, più accelera la messa in opera dei suoi inconfessabili obbiettivi.
Poi sempre più sicuro, avendo vinto il secondo mandato presidenziale, ed essendo riusciti i chavisti a ad avere la maggioranza nel parlamento procede alla modifica della costituzione, ancora in senso democratico, ma che contiene i presupposti per ulteriori modifiche. Ma per fugare i dubbi che iniziano a serpeggiare nel paese, indirizzati dall'opposizione, fa cambiare costituzionalmente il nome del paese in "Repubblica Bolivariana del Venezuela" e iniziando il culto di Simon Bolivar eroe della patria. Ogni uscita di Chavez è buona per ricordare in tutte le salse l'esempio e la figura dell'eroe, è Chavez il suo mentore, e brandeggiando il libro azzurro della costituzione ricorda agli oppositori che lui si attiene sempre ai dettami costituzionali, cercando di accreditare l'immagine di un fervente sostenitore costituzionalista.
La collaborazione e gli intrecci con la dittatura cubana sono vieppiù stringenti, con apprezzamenti reciproci, e l'ingresso in Venezuela di migliaia di cubani inviati da Castro per operazioni "umanitarie", la hermanidad, la dichiarata fratellanza che sfocia nell'invio all'Avana come ambasciatore del fratello di Chavez.
A questo punto, le forze oppositrici, ancora divise tra di loro, decidono con settori delle forze armate, che in Venezuela su mandato costituzionale sono garanti del processo democratico, di reagire alla deriva futura verso un sistema totalitario, ancora celate, ma che iniziano a trapelare ad una visione più attenta dei più acuti osservatori.
Chavez viene sequestrato, di fatto un colpo di stato, che dura solo pochi giorni, dopo di chè Chavez viene rilasciato.
Non è dato sapere se questo colpo di stato, sia poi rientrato per pressioni dell'OEA (organizzazione degli stati americani) dato che Chavez era un presidente democraticamente eletto oppure che il fatto sia stato agevolato o organizzato dallo stesso Chavez per aver poi mano libera.
Liberato ha così buon gioco a presentarsi come un martire per il popolo venezuelano, contro le forze oppositrici, che chiama, reazionarie e antidemocratiche.
Ritornato alle sue funzioni, Chavez non esita a rimuovere dalle forze armate chi gli è inviso, e a iniziare una presa di possesso e controllo capillare dei centri di potere militare, giudiziario, elettorale. Si parla, voce non confermata, di contatti e riunioni di Chavez anche con le potenti organizzazioni imprenditoriali italiane in Venezuela chiedendo di non immischiarsi nel processo di trasformazione "Bolivariano". La trasmissione "Halò Presidente" viene replicata a Cuba su uno degli unici tre canali televisivi, di stato, cosi i cubani costretti a sorbirsi le quotidiane trasmissioni politiche del regime cubano, ora possono divertirsi assistendo alle sparate e agli ilari proclami dell'hermano Chavez.
Chavez è talmente sicuro di avere in mano le leve del potere o almeno crede di controllare ed avere il sostegno della maggioranza dei venezuelani, è cosi sicuro di aver fatto dimenticare i morti che vi sono stati durante una passata manifestazione di protesta contro di lui, che inizia a cambiare registro, getta praticamente la maschera, iniziando a contraddire platealmente le dichiarazioni da lui rese prima e durante i primi anni del suo mandato.
Inizia così un atteggiamento estremamente autoritario, tentando di ridurre al silenzio con operazioni oltre i limiti della legalità contro le forze dell'opposizione, aumentano vistosamente le spedizioni punitive contro gli oppositori del chavismo per mezzo di squadracce del suo partito, che hanno ubicazione nel " barrio 23 de enero", quartiere 23 di gennaio di Caracas, dichiara a più riprese la fratellanza con il regime castrista cubano, con il quale intensifica gli scambi e i viaggi di funzionari, di se stesso e di Fidel Castro tra Caracas e L'Avana.
Nazionalizza Pedevesa, la società petrolifera, licenziando molti addetti e sostituendoli con suoi fedelissimi, per avere mano libera, si vedra poi, sugli ingenti introiti, per poterli usare a proprio piacimento per finanziare, come si è scoperto, altre realtà "rivoluzionarie" sudamericane per destabilizzare le democrazie e utilizzare il petrolio come fonte di destabilizzazione nell'area caraibico-sudamericana.
Fa promulgare una legge che lo reintegra a pieno titolo, lui e i suoi accoliti, nei ranghi delle Forze Armate, con le stesse attribuzioni e promozioni, inizia una intensa opera di militarizzazione, creando corpi aggiuntivi di difesa territoriale che altro non sono che un corpo dei suoi fedeli partitari chavisti, acquistando mezzi sovrabbondanti alle esigenze dell'esercito del Venezuela, creando un allarme internazionale, anche perché si sospetta che Chavez abbia rapporti, ovvero finanzi con soldi e armi, le FARC, Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane di ispirazione marxista, quelli per essere chiari, che detengono sequestrata la candidata presidenziale Ingrid Betancourt da 5 anni, oltre ad altre 40 persone, con il dichiarato intento di rovesciare un regime democratico e instaurare una dittatura del popolo in stile cubano.
Dichiara, in uno dei suoi aberranti proclami, di aver acquistato ben 100.000 Kalasnikoff, in notevole soprannumero rispetto alle reali necessità delle forze armate... ed intensifica sempre più i contatti inizialmente avviati con i regimi dittatoriali dei vari paesi, Saddam Hussein, il regime Nord Coreano, L'Iran, senza contare "l'hermano" Fidel Castro.
Il popolo Venezuelano inizia così a rendersi conto che il caudillo Chavez sta portando il Venezuela ad un regime autocratico, repressivo e antidemocratico con vistose limitazioni della libertà.
Ma il fatto più preoccupante è dato dal sistematico apparato di repressione della dissidenza che costringe diversi venezuelani ad emigrare all'estero perché ritengono la propria vita in pericolo. Chavez di fatto instaura un regime autocratico, pre-dittatoriale, il cui protagonista non perde occasioni di minacciare gli oppositori, definendoli lacchè degli Stati Uniti, e molti altri epiteti.
Chavez fa successivamente nazionalizzare, l'energia elettrica, e le Telecomunicazioni. Fa approvare una legge che gli lascia mano libera di legiferare, cosi al riparo della legge può fare ciò che gli aggrada.
L'opposizione seppur tra deleterie divisioni, riesce a far convocare un referendum revocatorio del presidente Chavez. Nel frattempo Chavez è riuscito a attraverso continui colpi di mano e per mezzo delle ricche prebende petrolifere, ad impossessarsi massicciamente dei centri di potere del paese. Riesce perfino a mettere sotto il suo controllo anche la commissione elettorale, Chavez vince il referendum revocatorio. Un deputato chavista rende pubblica la lista dei sottoscrittori del referendum e viene messa in atto una azione repressiva di ritorsione nei confronti di queste persone, una indegna vergognosa rappresaglia di cui il caudillo è il mandante occulto.
In Venezuela vige un sistema elettronico di votazione e l'opposizione riesce ad avere le prove di come sia stato commessa la frode elettorale e come nelle ultime elezioni presidenziali come nel referendum revocatorio, i dati sulle trasmissioni dei risultati siano stati falsati da altri apparati che simulavano le macchine di votazione elettroniche.
Viene in visita a Roma per rendere omaggio alla statua di Simon Bolivar e si incontra fraternamente con Armando Cossutta presidente del Partito dei Comunisti Italiani, un incontro caratterizzato da connotati di intensa amicizia e identità di vedute mentre in Venezuela insiste a raccontare ancora al popolo il mito della sua rivoluzione bolivariana.
Ora Chavez si sente molto sicuro e intensifica l'azione diretta a portare il Venezuela sotto un regime totalitario seguendo pedissequamente le orme del suo mentore Fidel Castro che non gli lesina ogni attenzione, supporto e insegnamento.
Iniziano così le dichiarazioni in merito alla trasformazione dalla rivoluzione bolivariana a socialista, gli attacchi ai mezzi di informazione, gli attacchi a la chiesa, alla proprietà privata, all'opposizione, la promozione del culto della personalità del caudillo. Le ormai abituali offese ai governanti degli Stati Uniti diventano vere e proprie minacce, Chavez sembra si diverta molto, in ogni occasione, a deridere, insultare e minacciare esponenti politici, capi di stato stranieri che non sono in sintonia o avversano il suo credo, tutti presupposti di una nascente dittatura, tanto da farsi riprendere dal re di Spagna Juan Carlos alla recente riunione dei paesi Latinoamericani, venendo apostrofato in pubblico con un "Porque no te callas?" - perché non stai zitto ?. Oppure quando il 5 giugno 2006 alla 36ma assemblea generale della OEA, Organizzazione degli Stati Americani, il cancelliere del Perù, Oscar Matua, denuncia pubblicamente che il presidente Chavez ha violato tutte le leggi della OEA, intromettendosi pesantemente nelle elezioni del Peru.
Vengono così nazionalizzate dopo l'industria petrolifera anche l'industria elettrica e delle telecomunicazioni, mentre in 9 anni il popolo Venezuelano non vede alcun miglioramento delle sue condizioni di vita, perché il caudillo e tutto preso a dilapidare la ricchezza petrolifera della nazione in finanziamenti alle organizzazioni "rivoluzionarie" sudamericane e per il riarmo intensivo delle forze armate e delle organizzazioni paramilitari chaviste.
Dal 1999 al 2005 secondo l'indice dello sviluppo umano delle Nazioni Unite, il Venezuela ha sperimentato la caduta più rapida e drammatica nella qualità della vita e della libertà di qualsiasi nazione del mondo. Uno dei paesi più ricchi del continente americano, si è convertito in un paese dove la povertà e la disoccupazione sono cresciuti enormemente. Ora l'80% della popolazione venezuelana vive in condizioni di povertà.
Nove anni di proclami e il peggioramento delle condizioni di vita aprono finalmente gli occhi al venezuelani, ma Chavez continua nel suo proposito di instaurare un regime totalitario nel paese, inanellando una serie di macroscopici errori. Non si rende conto che il Venezuela proviene da un regime democratico e liberale, non è un'isola che si può isolare dal mondo come Cuba e che sopratutto non siamo nel '59 ma nel 2007, con tutte le conseguenze del caso.
Chavez commette così due errori grossolani, come è di sua indole, dimostrando ciò che è in realtà, che aprono definitivamente gli occhi ai venezuelani, un vero e proprio "getto della maschera" che fino a quel momento aveva in tutti i modi cercato di salvaguardare.
In un crescendo di dichiarazioni e comizi, in un clima minaccioso, antidemocratico e illiberale, dichiara che non rinnoverà e non rinnova la concessione a RCTV, Radio Caracas Television, la tv privata più popolare ed ascoltata in Venezuela, con 52 anni di attività, oppositrice del caudillo che, con una incisiva serie di servizi stava dando molto fastidio alle mire del futuro dittatore.
La Unione Europea con una risoluzione approvata dal Parlamento Europeo a Strasburgo del 24 maggio 2007 sull'emittente RCTV, così si esprime: "Considerando che il pluralismo dei media e la libertà di espressione costituiscono un pilastro indispensabile della democrazia, considerando che la libertà dei media è di importanza primordiale per la democrazia e il rispetto delle libertà fondamentali, alla luce del suo ruolo essenziale nel garantire la libera espressione di opinioni e idee e nel contribuire all'effettiva partecipazione dei cittadini ai processi democratici, ...(omissis) considerando che la costituzione del Venezuela garantisce nei suoi articoli 57 e 58, il diritto alla libertà di espressione, di comunicazione e di informazione, considerando che il Venezuela ha sottoscritto il patto internazionale relativo ai diritti politici e civili, il patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e la convenzione americana sui diritti dell'uomo,(omissis) Considerando che l'annuncio di questa decisione, resa pubblica il 28 dicembre 2006 dal capo dello stato in persona, costituisce un allarmante precedente per quanto riguarda la libertà di espressione in questo paese, ricorda al governo del Venezuela che esso è tenuto a rispettare e a far rispettare la libertà di espressione, la libertà d'opinione e la libertà di stampa, come impostogli dalla sua stessa Costituzione, dalla carta democratica interamericana, dal patto internazionale sui diritti politici e dalla convenzione americana sui diritti umani di cui è firmatario; (omissis).
Il 27 maggio si giunge alla forzata chiusura di RCTV, e gli apparati, in un clima da rivoluzione bolscevica, vengono consegnati a "Cadena Nacional de Radio y Television" la televisione di stato creata ad hoc precedentemente da Chavez, praticamente la tv portavoce del regime.
Chavez, non contento, desidera giungere, in perfetto stile castrista, a ridurre al silenzio tutti i media che sono oppositori a quello che si è già connotato come un regime illiberale, Chavez in quei giorni in ripetute occasioni minaccia, nel caso continuino ad avversarlo, la chiusura di "Globovision" la rete televisiva brasiliana e le altre emittenti "serve dell'imperialismo e degli americani".
Lo scandalo è tanto grande che i venezuelani reagiscono con imponenti manifestazioni contrastate duramente dalla polizia, i cui vertici sono chavisti e succubi di Chavez.
Chavez è tanto convinto di tenere in mano il paese, di poter contare stabilmente sulla frode elettorale elettronica che, secondo errore, con gli esiti ancora roventi della chiusura di RCTV e dalle autorevoli deplorazioni e condanne internazionali, che indice un referendum per approvare o meno le modifiche alla costituzione secondo un testo predisposto dal suo entourage, rendendola in tutto simile alla costituzione socialista cubana, aumentando i poteri dell'esecutivo e arrogandosi una rielezione a vita, limitando notevolmente la proprietà privata, e concedendo alcune regalie populiste come la diminuzione dell'orario di lavoro. Praticamente chiedendo ai venezuelani di porre fine alla loro libertà, alla democrazia, alle loro proprietà, per porsi schiavi di una dittatura totalitaria socialista, in cambio di 2 ore di lavoro in meno al giorno ....
Addirittura in un comizio registrato in video, Chavez inneggia al partito unico.. di chi? Ma di Chavez naturalmente.
Il caudillo è così, per ora, ridotto ad ammettere la vittoria dei no, ed essere consapevole che nel 2013, secondo la costituzione vigente, dovrà obbligatoriamente rassegnare il mandato, ma troppo tempo deve passare dalla sua uscita di scena, troppo, veramente troppo.
Addirittura con coda di paglia ha dichiarato che questa è una prova della democrazia vigente nel paese....
Attenti Venezuelani, oggi la democrazia ha vinto, ma... Il LUPO PERDE IL PELO, MA NON IL VIZIO.
Luciano Serasini
www.cubalibera.org