Cosi scrivono, in appoggio alla dittatura, i comunisti italiani:
Parla l'altrAmerica
L'intervento del Presidente del Pdci
Armando Cossutta
Roma, 18 febbraio 2004
L'America latina, le sue lotte di liberazione contro le dittature insediatesi per volontà statunitensi, è stata un elemento importante nella crescita della solidarietà internazionalista della sinistra italiana. Io appartengo per ragioni anagrafiche a quella leva di comunisti che si è formata nella resistenza armata antifascista, che offrì il suo sangue e i suoi anni migliori alla liberazione dell'Italia dall'occupazione nazi-fascista. Quel sentimento, quella voglia di riscatto, la guerra alla tirannide, lo vidi riecheggiare nel 1959, quando il popolo cubano cacciava Batista, aprendo la strada alla più straordinaria e duratura esperienza rivoluzionaria del continente americano. "Primo territorio libero d'America": così si auto proclamò Cuba e così venne interpretata da milioni di persone nel mondo che imparavano una lezione feconda. Ci si può liberare. Si può vincere. Anche nel "cortile di casa". Quella vittoria, cui hanno fatto seguito altre, dal Nicaragua al Viet-nam, all'Angola, al Mozambico, al Sud Africa, insieme alle lotte che dal Salvador al Guatemala, con la resistenza in tutto il cono sud e le lotte di liberazione dal colonialismo africano, parlavano una lingua comune. Unite da una speranza per un mondo migliore, più giusto, a misura d'uomo, solidale e rispettoso del diritto internazionale. Una lingua che ha unito milioni di persone in ogni angolo del mondo. Almeno due generazioni di comunisti italiani, militanti della sinistra e sinceri democratici, hanno avuto con le lotte latino-americane un elemento forte di iniziazione ai grandi ideali politici e sociali che hanno animato tanta parte della nostra storia politica.
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Un rivoluzionario
di Jacopo Venier
Roma 10 ottobre 2005
Il trentottesimo anniversario dell’assassinio del Che in Bolivia sta passando in assoluto silenzio. Il mondo politico, e purtroppo anche parti consistenti della sinistra, ha dimenticato questa data ma, soprattutto, il suo significato profondo e la necessità di non di cristallizzarla in una icona, se pur importantissima, ma di renderla sempre più attuale. Una ricorrenza, cioè, che parli alle giovani generazioni e alla lotta dei popoli che ancor oggi si battono per la loro autodeterminazione. Guevara non fu solo un rivoluzionario a Cuba, ma fu un rivoluzionario di tutta l’America Latina. Un uomo che guardava al mondo per cercare di renderlo migliore, più giusto e solidale; un rivoluzionario che credeva nei popoli e nella loro azione emancipatrice e progressista. Purtroppo oggi un pessimo revisionismo è passato anche nelle fila di parte della sinistra italiana ed europea, che non perde occasione per lanciare invettive e critiche non costruttive contro Cuba, un po’ come se tutti i mali del mondo dipendessero da ciò che avviene in quella piccola isola dei Caraibi. E’ necessaria, allora, non una semplice, se pur importante, rievocazione, ma uno stimolo per proseguire nella solidarietà politica e ideale con la Rivoluzione cubana. Una rivoluzione ancor oggi sotto l’attacco potente e minaccioso della potenza imperialistica statunitense, che non perde occasione per attaccare e rendere sempre più pesante, iniquo e duro il più longevo embargo della storia del mondo. Si attacca ancor oggi la figura del Che perché è un esempio che dà fastidio, perché parla ancora parla a milioni di latinoamericani e non solo. Ma si attacca Che Guevara per attaccare Cuba, una piccola isola che si è conquistata l’indipendenza e la possibilità di scrivere la propria storia e quella del proprio popolo grazie alla rivoluzione guidata da Che Guevara, Fidel Castro, Camilo Cienfuegos e da tutto il popolo cubano. Ed ancor oggi gli Stati Uniti non perdonano a Cuba e alla sua Rivoluzione di continuare il proprio cammino di civiltà, democrazia, giustizia sociale e indipendenza e di rendere chiaro ai popoli della terra che il capitalismo e il neoliberismo non sono l’ultimo approdo della storia e che un mondo più giusto, equo e solidale è possibile. Ricordiamo allora Ernesto Che Guevara, il suo esempio, la sua coerenza rivoluzionaria, e continuiamo a sostenere Cuba perché mai come oggi Cuba è nel mirino degli USA, e anche l’aggressione militare sta diventando una opzione possibile per abbattere il legittimo governo cubano. Per queste e per molte altre ragioni, come Comunisti Italiani stiamo con Cuba, con il suo popolo e con il suo legittimo governo guidato dal Comandante Fidel Castro, e la nostra solidarietà e il nostro sostegno al popolo cubano e alla sua Rivoluzione è “senza se e senza ma”.
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Incontro Chavez - Cossutta "Un incontro straordinario con un compagno straordinario. Uno scambio di vedute ampio, su diversi temi: dalla politica internazionale a quella italiana, nella quale Chavez ha manifestato particolare apprezzamento per l’unità delle forze di centrosinistra. Chavez ha molto valorizzato la mobilitazione dell’Unione per le primarie, definita ‘una grande spinta di popolo’. Gli ho rappresentato le posizioni dei Comunisti Italiani sui temi di politica estera e interna. È stato un incontro carico di affetto, simpatia e rispetto reciproco che ha ulteriormente rafforzato la solidarietà attiva dei Comunisti Italiani verso una esperienza rivoluzionaria che va difesa e valorizzata per gli straordinari effetti che produce sul rafforzamento dell’integrazione e dell’unità latino-americana".
Armando Cossutta, 19 Ottobre 2005
Questi scritti si commentano da soli...