Invasione di Cuba in Venezuela
Da http://www.lapolitica.net-abbiamo/
ricevuto un raccapricciante articolo che afferma le intromissioni
del regime cubano nelle politiche venezuelane. Il pezzo è elaborato
riassumendo i servizi giornalistici di Francisco Olivares (folivares@eluniversal.com)
e Giuliana Chiappe (gchiappe@eluniversal.com),
pubblicati domenica 20 luglio 2003 sul quotidiano El Universal.
Questo contiene notizie approfondite sulla sistematica invasione
castrista, tramite l’invio di cubani mandati da Fidel Castro per
sostenere il consolidamento in Venezuela del regime totalitario
chavista, disegnato ad immagine e somiglianza di quello imposto a
Cuba cinquanta anni fa. Tali servizi, basati su un dettagliato
rapporto d’intelligence, oltre che analizzare la presenza cubana in
Venezuela, denunciano il processo di distruzione dell’istituzione
militare venezuelana portato avanti da Chavez da quando ha preso il
potere, al fine di sostituire l’esercito regolare con una milizia
rivoluzionaria allineata al nascente regime totalitario.
INVASIONE CUBANA/ L’inteligence cubano è arrivato nel 1999 sotto
la copertura di tre imprese
Sopravvivenza
Il processo di penetrazione e consolidazione delle relazioni
politiche ed economiche tra Cuba e Venezuela è vitale per la
sopravvivenza della Cuba di oggi. Il Venezuela, infatti, non è uno
di quei paesi poveri con cui Cuba ha sostenuto relazioni dopo la
caduta dell’URSS, ma uno stato che produce tre milioni di barili di
greggio al giorno. Le basi del sodalizio cubano-venezuelano sono
state poste dallo stesso Fidel Castro quando, durante la sua terza
visita al Venezuela, nell’agosto del 2001, ha dichiarato che “la
rivoluzione bolivariana deve vivere affinché possa vivere la
rivoluzione cubana”. E quell'ossigeno lo sta di fatto garantendo il
Venezuela sotto forma di petrolio, a botte di 53 mila barili di
greggio al giorno, equivalenti a 596 milioni di dollari l’anno, che
vanno a sommarsi agli altri 100 milioni provenienti
dall’applicazione degli accordi in materia di salute e alimenti.
‘Amore con amor si paga’: queste le parole di Chavez in risposta
alle dichiarazioni di Castro. Non può esservi maggiore evidenza del
fatto che ‘mantenere vivo il regime cubano’ è l’obiettivo principale
di questa alleanza, per Castro. D’altra parte, la fedeltà verso la
rivoluzione cubana è stata manifestata in molte altre occasioni da
Hugo Chavez.
Va ricordata, in particolare, quella espressa nell’ambito dell’XI
Vertice Iberoamericano dell’Avana: “Il Venezuela….va nella stessa
direzione (di Cuba ndr.), verso lo stesso mare dove va il popolo
cubano….mare della felicità, di vera giustizia sociale, di pace”.
Verso il regime Una volta al potere, Chavez ha indurito la sua
politica estera verso gli Stati Uniti, aumentando i nessi con Cuba,
Cina, Libia, Siria, Iran e Iraq; e, con Chavez al potere, per la
prima volta il Venezuela ha votato contro le risoluzioni dell’ONU in
materia di violazione dei diritti umani da parte di paesi comunisti
e dittatoriali. Allo stesso modo, veniva abolita la politica di
inteligence comune con gli Stati Uniti e sono stati smantellati i
sistemi d’inteligence locali facenti parte del sistema
istituzionale, occupandone i comandi con i militari ‘lealisti’ che
accompagnarono Chavez nei golpes del 92. E’ da segnalare, che le
cospirazioni militari di sinistra e la penetrazione delle forze
armate è cominciata 20 anni prima dei golpes del ‘92 e che una
grande parte dei militari appartenenti ai gruppi di attivismo
ideologico dentro le forze armate (MBR-200, ARMA, etc.) pur non
appoggiando apertamente i golpes del 4 febbraio e del 27 novembre,
sono oggi in posizioni di comando nelle forze armate.
Parallelamente, Chavez chiudeva il dialogo con il governo
colombiano e riconosceva carattere di forza belligerante alla FARC
(gruppo guerrigliero colombiano), aprendo canali di comunicazione
attraverso uno dei suoi collaboratori più vicini. Il suo contatto
passava attraverso i blocchi 4° e 12° delle FARC e dei gruppi
Ernesto Rojas e Carlos Armando Cauca Guerrero dell’ ELN (altra
organizzazione guerrigliera colombiana).La distruzione delle forze
armate Non appena insediato, Chavez diede inizio all’opera di
neutralizzazione delle possibili reazioni militari al regime. Questo
processo subì un’ulteriore accelerazione in conseguenza dei tragici
avvenimenti dell’11 aprile 2002, quando le principali cariche dello
Stato Maggiore Militare si ribellarono alla richiesta di Chavez di
attivare il cosiddetto Plan Avila, che prevedeva l’autorizzazione
dell’uso dell’esercito e dei mezzi blindati contro la popolazione
inerme nell’atto di manifestare massicciamente (un milione e mezzo
di cittadini in strada) contro il regime. Poco dopo l’11 aprile,
infatti, il Governo pose a ritiro circa 900 alti ufficiali,
imponendo una delle più vaste purghe mai avvenute all’interno delle
forze armate venezuelane.
Frattanto, venivano reinseriti i militari che parteciparono con
Chavez ai golpes del 4 febbraio e 27 novembre 1992; e venivano posti
ufficiali chavisti al comando delle componenti fondamentali delle
forze armate. Ciò, mentre il Governo promoveva la costituzione di
battaglioni armati formati da riservisti aderenti al processo
rivoluzionario, con la finalità di costituire una “triplice” milizia
parallela, insieme ai circoli bolivariani e alle reti di appoggio
dei gruppi paramilitari (Frente Bolivariano de Liberacion,
Carapaicas, Tupamaros).In questo quadro, infatti, di transizione del
Venezuela verso un regime a immagine e somiglianza di quello
castrista, la sostituzione dell’esercito regolare con una milizia
rivoluzionaria ha un ruolo chiave. Pertanto, alla feroce purga
imposta alle forze armate dopo i fatti dell’11 aprile 2002 non
poteva non seguire un’altra, purtroppo scontata, aggressione
istituzionale, con la violazione di tutte le norme tradizionali che
regolano le promozioni militari, ciò che puntualmente avvenne il 5
luglio di quest’anno, festa nazionale in cui tradizionalmente si
rinnovano le alte cariche delle forze armate e si promuovono gli
ufficiali secondo la loro anzianità e i loro meriti. In tale ultima
occasione, i militari inchinatisi al processo rivoluzionario, pur
senza i necessari requisiti, hanno ottenuto promozioni e posizioni
che spettavano di diritto, per anzianità e merito, ad altri
ufficiali meritevoli che non le hanno ottenute. In particolare,
tenenti e i capitali protagonisti dei citati golpes, già reinseriti
abusivamente nella FAN da Chavez, sono stati messi al comando di
strategici battaglioni dell’esercito, con l’occulto proposito di
trasformarli o renderli inefficienti, per essere poi sostituiti
dalla milizia dei riservisti chavisti.
Anche i guerriglieri chavisti del Fronte Bolivariano di
Liberazione, dei quali molto si diceva ma invisibili fino a pochi
giorni fa, sono stati esibiti, è il caso di dire, in una apparizione
televisiva dalle montagne del Tachira, mostrando uniformi e
armamenti degni di un moderno esercito. 700 cubani hanno ricevuto
documento d’identità venezuelano per operare da istituzioni dello
Stato. Secondo il citato rapporto, il primo importante intervento in
Venezuela dei servizi d’inteligence cubani (G-2) è avvenuto nel 1999
(nei primi mesi della presidenza Chavez), con l’insediamento nel
paese di tre imprese cubane già note in Afganistan, El Salvador e
Guatemala. La prima di queste, l’HCSM, dedita all’importazione di
medicinali, con impiego di personale medico, è nota per il suo ruolo
d’impresa di copertura, avendo operato in tale ruolo anche in
Liberia, Zimbawe e Angola.
Nel 1976 tre medici de questa impresa furono abbattuti in Angola
quando si trovavano sul fronte di guerra. Inoltre, secondo il
medesimo rapporto, dall’inizio del governo di Hugo Chavez nel 1999,
almeno 704 cittadini cubani sono stati nazionalizzati a tempo di
record e forniti di documenti d’identità venezuelani per poter
assumere incarichi speciali, quali: compiere funzioni di sicurezza,
lavorare come capitani o tecnici nelle petroliere della flotta di
Petroleos de Venezuela, in raffinerie, in istituzioni dello Stato o
in altri settori. Il rapporto d’inteligence si riferisce solo a
quelli che sono stati muniti da documento d’identità venezuelano e
indica che apparentemente questi documenti non sono stati emessi
direttamente dall’organo competente (DIEX), ma che sarebbero stati
fatti fuori sede, apparentemente da organismi di sicurezza dello
Stato.
E’ da mesi che medici, allenatori sportivi ed ora alfabetizzatori
cubani entrano nel paese evitando le autorità d’immigrazione, in
modo da non lasciare tracce né del loro numero né della loro
identità. Lo stesso accadeva nel Chile di Allende, nel Panama di
Torrijos, nel Grenada di Bishop, nel Nicaragua sandinista. Queste
invasioni miravano, non solo a portare l’ideologia della rivoluzione
cubana ai paesi fratelli dell’America Latina, ma a stabilire
alleanze politiche che garantissero, ai governi amici, capacità di
resistenza contro il nemico comune, e a Cuba benefici strategici ed
economici per sopravvivere nel mezzo dei suoi molteplici fallimenti.
I cubani inviati dal castrismo ufficialmente dichiarati sono 5.899
(però è voce comuni che quelli non dichiarati siano molti di più).
Di questi, duemila sono arrivati in questo ultimo mese con la
cosiddetta “Mision Robinson” (campagna di “alfabetizzazione”
promossa de Chavez con l’aiuto cubano, che si ha ragione di temere
sia un grande tentativo di ideologizzazione della popolazione ndr).
Gli analisti stimano che, per fine anno, i castristi domiciliati in
Venezuela, senza includere gli alfabetizzatori, potrebbero arrivare
a 4.700. Si tratta della maggiore invasione cubana dopo quella
dell’Angola in Africa. La ‘cooperazione’ castrista è arrivata non
solo con camici bianchi o su scarpe sportive; si è anche inserita in
posti strategici per il paese quali il trasporto del petrolio
venezuelano. Medici/Praxis cubana Il primo contingente di medici
cubani è arrivato nel dicembre 1999.
Erano 238 e sono venuti con il compito di assistere le vittime e
prevenire malattie durante la tragedia causata dai dilavamenti e le
inondazioni che distrussero lo stato Vargas. Il 18 marzo 2000
arrivarono altri trenta professionisti. Altrettanti arrivarono l’11
agosto 2001. Il 23 marzo 2002 sono stati ritirati quaranta medici,
che furono sostituiti da un gruppo uguale. Il 21 gennaio 2003
arrivarono altri cinquanta medici. Il rapporto d’inteligence
riferisce che il livello di professionalità e l’esperienza della
maggior parte dei medici cubani è inferiore a quella dei medici
venezuelani. Il 67% di quelli che in Cuba sono considerati
professionisti della salute non è abilitato neanche all’uso minimo
degli strumenti chirurgici e di cura. Per questi motivi, gli
analisti insistono nel dire che è più corretto dire “praxis cubana”
invece di “cattiva praxis” ogni volta che raccomandano una cura
sbagliata o che sbagliano nel diagnostico di un paziente
venezuelano.
Allenatori con l’eredità sovietica Con gli allenatori sportivi ci
si trova davanti ad una situazione simile a quella presentata dai
medici, i quali mancano degli standard, esperienza e pratica
tecnologica dei loro omologhi venezuelani. Nel caso degli atleti,
secondo il rapporto d’inteligence, si tratta di ‘semplici istruttori
sportivi e certamente non quelli che hanno ottenuto i trionfi cubani
a livello olimpico’. L’isola conta con l’allenamento permanente di
specialisti provenienti delle antiche repubbliche sovietiche. Cubani
infiltrati in posizioni strategiche dell’Industria Petrolifera
Cubani castristi pilotano petroliere che trasportano petrolio
venezuelano. Questa sarebbe solo una delle funzioni strategiche che
starebbero effettuando i cubani inviati dal governo di Fidel Castro
per cooperare con la rivoluzione chavista, ben oltrepassando quanto
previsto dalle convenzioni firmate pubblicamente da Hugo Chavez e
Fidel Castro.
Nel rapporto d’inteligence si documenta che tecnici cubani sono
stati inseriti, dopo lo sciopero generale del dicembre-gennaio
scorso, in “Petroleos de Venezuela” e in “PDV Marina” (l’industria
petrolifera del Venezuela), essendo stati messi al comando delle
petroliere Teseo, Perseo e Generale Zamora, utilizzate per il
trasporto del greggio venezuelano all’estero e che per evitare
problemi con le norme che stabiliscono che quelli che trasportano la
principale ricchezza del paese devono essere venezuelani li
avrebbero nazionalizzano prima di giungere ai porti
|