Il Corriere della Sera

La visita di Chavez a Roma

Silvio e Hugo uniti nella lotta

Il leader di Caracas ha seminato tanta confusione da poter piacere a destra e sinistra

Dice che Bush è «un farabutto», spara a zero sui capitalisti, è amicissimo di quel Castro che Sandro Bondi cataloga tra i «dittatori assassini con Stalin e Pol Pot», bolla i vescovi venezuelani come gente che tiene el diablo bajo la sotana, fa affari così oscuri con l'Iran che un sito di Forza Italia lo definisce «alleato del terrore».

Come non bastasse è l'idolo del sub-comandante Fausto e Casarini e Vattimo e i no-global. Hugo Chávez, al suo arrivo a Roma, sarà quindi ricevuto da Silvio Berlusconi col suo sorriso più sfavillante. E' il petrolio, bellezza. Pochi viaggi di capi di stato stranieri si sono prestati alla curiosità e alle ironie, alle diffidenze e alle contraddizioni, quanto quello del presidente sudamericano. Perché pochi sono i protagonisti della scena internazionale che dividano quanto questo «zambo» (soprannome dispregiativo dei meticci indio-africani che lui rovescia fieramente in un pregio agli occhi del «suo» popolo) che dopo essere stato colonnello dei paracadutisti e aver fallito un golpe, è stato eletto e rieletto alla guida di quello che un tempo fu il ricchissimo «Venezuela Saudita» consolidando il suo potere fino a spaventare scrittori come Mario Vargas Llosa, che nella «vita sociale raggrinzita» di Caracas vedono il profilo di un nuovo caudillo.

Battezzato come «el mago de las emociones», infatti, Chávez fa un sacco di cose che potrebbero piacere al Cavaliere e renderlo insopportabile alle sinistre e altre che potrebbero essere lette esattamente a rovescio. E tale è la confusione che è riuscito a seminare intorno che qui sta appunto la sua magia. Ambigua com'è ambigua Maria Lionza, la dea india che cavalca nuda un tapiro e che è sì pagana ma anche un po' cristiana e un po' india e un po' spagnola e un po' tutto insieme.

Tribuno dall'oratoria alluvionale e inventore di slogan immaginifici («la rivoluzione avanza collina dopo collina»), si vanta di essere stato confermato da una stupefacente serie di plebisciti elettorali ma s'insedia come farebbe un golpista: «Giuro su questa Costituzione moribonda...». E dopo aver fatto cambiare le norme che gli impedivano di ricandidarsi, le ricambia e ipotizza di restare fino al 2021 per poi proiettarsi ancora più in là come ha fatto ad agosto al Festival Mundial de la Juventud: «Me ne andrò nel 2030. Allora mi ritirerò: nel 2030». E poi invita al dialogo le opposizioni ma se ne esce dicendo che «bisogna friggere il cervello di quelli di Azione Democratica! » Chiede al mondo di riconoscere la sua cristallina coerenza che permette alle opposizioni di vivere, ma forza e forza il Parlamento fin quasi a svuotarlo.

Si inchina alla divisione costituzionale di poteri e insieme tuona che «il potere giudiziario è nelle mani di un mucchio di banditi». Va a Porto Alegre a travolgere i giovani alternativi disegnando straordinarie immagini di un mondo bello e solidale ma introduce l'educazione militare nelle materie scolastiche «come base d'una coscienza nazionalista». Non bastasse, tracima video-populismo e un giorno sequestra tutti i canali televisivi per un messaggio a reti unificate di sei ore e mezzo e tutte le domeniche va in tivù per anni (siamo a 238 puntate) con «Alò presidente» e parla in diretta con mamme e zie, campesinos e chicas. E si lancia in canzoni d'amore senza manco Apicella e manda baci alla nonnina di Felipe e strapazza il ministro che ha sottomano perché non risolve il problema di un tele-elettore e saluta i parenti «que viven por allá por Rubio, por Táchira, por Barinas y por Mérida» e ricorda (come Robespierre o il Duce) che siamo nell'anno tale della nuova era bolivariana.

E ogni tanto, dopo questa o quella promessa («Il tram nuovo ci metterà un quarto d'ora. Sicuro. Sul primo convoglio farò il macchinista io. Dodici minuti, chica. Porta tuo marito e i bambini ») parte alle spalle un coro dei «patriotas»: «Así, así, así es que se gobierna!». Così si governa! E la sinistra internazionale? Un po' diffidenti i Ds. Gli altri, cotti. E palpitano col poeta Ernesto Cardenal perché gli han detto che «il presidente Chávez ha rinunciato al suo stipendio, destinato a borse di studio per studenti» e sognano con Luciana Castellina sull'«idolo dell' America ribelle» e si sentono un po' tutti nerazzurri (come l'Armando Cossutta, «interista- leninista») giacché non solo l'Inter di Moratti affronterà a San Siro il Venezuela ma andrà l'anno prossimo in Mexico per sfidare «el equipo del Ejército Zapatista».

E nel mucchio di contraddizioni vedon solo i maestri e i professori di ginnastica e i medici importati da Cuba in cambio di petrolio a prezzi stracciati per il «piano Robinson » contro l'analfabetismo e le postazioni sanitarie nei barrios disperati e i «mercales» dove la merce è scadente ma costa poco o le case di «alimentación» dove gruppi di donne preparano il pasto a centinaia di persone. Tutte cose forse venate da un pizzico di ingenuità ma giuste. Che forse fatte da altri sarebbero «clientelari» ma alleviano le pene. Tutto giusto: è molto. Moltissimo. Ma siamo sempre lì: la piena democrazia è un optional per Paesi ricchi? I vescovi locali dicono di no e Rosario Castillo Lara denuncia un progressivo «scivolare verso un sistema completamente dittatoriale, collettivista». Lui, Chávez, ringhia in tivù che il cardinale è un «bandito, immorale e buffone» nonché «golpista col diavolo in corpo».

Quanto basta perché anche la destra italiana, che per bocca del nostro ambasciatore a Caracas si era precipitata a portare le congratulazioni del governo all'amico Hugo «per l'impressionante margine della vittoria» elettorale, sia ancora più confusa. E per un verso attratta dai modi spicci chavisti, per l'altro turbata dai suoi rapporti stretti con Fidel, dalle sue esaltazioni di Mao e Guevara, dalle sue aperture al nucleare di Teheran e dai suoi insulti a Washington. Insomma: da che parte sta, Hugo Chávez? Meno male che si parlerà soprattutto di investimenti, affari, petrolio. E ideali, si capisce. Come si fa a non parlare di ideali?

Gian Antonio Stella

14 ottobre 2005

Le notizie del Corriere

A continuación la traducción al español de
Adriana García de Van Hauwermeiren

                                        

La visita de Chávez a Roma:

Silvio y Hugo unidos en la lucha

El líder de Caracas ha sembrado tanta confusión que complace tanto a la extrema derecha como a la izquierda


Dice que Bush es " un bribón", ataca sin clemencia a los capitalistas, y es amiguísimo de aquel Castro que Sandro Bondi cataloga entre "los dictadores asesinos como Stalin y Pol Pot", señala a los obispos venezolanos como gente que tiene el diablo bajo la sotana, hace negocios tan oscuros con Irán que un sitio de "Forza Italia" lo define como "aliado del terror".

Por si fuera poco, es el ídolo del sub-comandante Fausto, de Casarini y Vattimo y de los anti globalización. Hugo Chávez, a su llegada a Roma, será recibido por Silvio Berlusconi con su mejor sonrisa. Y el petróleo, qué belleza!. Pocos viajes de los jefes de estado extranjeros, se prestan, para la curiosidad y la ironía, para la desconfianza y la contradicción, como los del presidente suramericano. Porque, pocos son, los protagonistas de la escena internacional, que dividen como este "zambo" (sobrenombre peyorativo de los mestizos indio-africanos que utiliza orgullosamente como un premio frente a los ojos de "su" pueblo) que luego de haber sido coronel de los paracaidistas y haber intentado un Golpe de Estado fallido, ha sido electo y reelecto a frente de aquel país que alguna vez fue la "Venezuela Saudita", consolidando su poder hasta el límite de asustar a escritores como Mario Vargas LLosa, quien "en la fruncida vida social" de Caracas ve el perfil de un nuevo caudillo.

Bautizado como "el mago de las emociones", de hecho, Chávez hace una cantidad de cosas que podrían complacer al Caballero y hacerlo volverse insoportable para la Izquierda y, otras que podrían interpretarse exactamente a la inversa. Y es tal la confusión que ha logrado sembrar a su alrededor, que allí precisamente esta su magia. Ambiguo, como ambigua es Maria Lionza, la diosa india que cabalga desnuda en una danta, quien es pagana pero, un poco cristiana y un poco india y, un poco española y un poco de todo junto.

Maestro de la oratoria aluvional e inventor de lemas creativos ("La revolución avanza paso a paso"), se vanagloria de haber sido confirmado en una estupefaciente cantidad de plebiscitos electorales, sin embargo, toma posesión como lo haría un golpista: "Juro sobre esta moribunda Constitución...". Y luego de haber cambiado las normas que le impedían reelegirse, cambia y preconiza que se mantendrá en el poder hasta el 2021, para poder proyectarse aun mas como lo hizo en agosto en el Festival Mundial dela Juventud: < Me iré en el 2030. Entonces me retiraré: en el 2030. Y luego invita al diálogo a la oposición pero, sale diciendo que hay que freír las cabezas de los adecos!. Pide al mundo reconocer su cristalina coherencia que permite a la oposición vivir, pero presiona y presiona al parlamento hasta casi vaciarlo.

Se inclina por la división constitucional de los poderes y al mismo tiempo dice que "el poder judicial está en manos de una cuerda de bandidos". Va a Puerto alegre a envolver a los jóvenes alternativos diseñando extraordinarias imágenes de un mundo bello y solidario pero, introduce la educación militar en las materias escolares "como base de una conciencia nacionalista". No le basta, con la transmisión de videos populistas y un día secuestra todos los canales de televisión para un mensaje en cadena de seis horas y media y, todos los domingos, durante años, aparece en televisión con "Aló Presidente" (llevamos 238 entregas). Habla en vivo con su mamá y sus tías, campesinos y chicas. Se lanza en canciones de amor cual Apicella, manda besos a la abuelita de Felipe y maltrata al ministro de turno, porque no resuelve el problema de un tele elector y, saluda a los parientes que viven "por allá por Rubio, por Táchira, por Barinas y por Mérida". Recuerda (como Robespierre o el Duce) que estamos en el año tal de la nueva era bolivariana.

Cada cierto tiempo, después de ésta o aquella promesa ("el nuevo ferrocarril tomará un cuarto de hora. Seguro. En el primer convoy seré el maquinista. Doce minutos, chica. Trae a tu marido y a los niños"). A su espaldo un coro de "patriotas": "Así, así, es que se gobierna!". ¿Y la Izquierda internacional?. Un poco desconfiada la Ds (Democracia de Izquierda). Los otros, cocidos. Y palpitan como el poeta Ernesto Cardenal porque le han dicho que "Chávez ha renunciado a su salario, para destinarlo a becas para estudiantes". Y sueñan con Luciana Castellina en el "Idolo de la América rebelde". Y se siente un poco todo negriazul (Como Armando Cossutta "interista-lininista", ya que no sólo el Inter de Moratti se enfrentará en el San Siro a Venezuela, sino que irá el próximo año a México para desafiar "al equipo del Ejército Zapatista".

Entre tantas contradicciones, sólo se verán los maestros y profesores de gimnasia y los médicos importados de Cuba para el "plan Robinson", contra el analfabetismo, a cambio de petróleo a precios de descuento y, los puestos sanitarios en los barrios desesperados y, los "mercales" donde la mercancía está vencida pero cuesta poco, o las casas de la "alimentación" donde grupos de mujeres preparan la comida para cientos de personas. Todas las cosas parecen salpicadas con un poco de ingenuidad. Hecho por otros parecería "clientelar" pero alivia las penas. Todo justo: es mucho, muchísimo. Pero estamos siempre allí: ¿La Democracia plena es una opción para los Países ricos? Los obispos locales dicen que no, y Rosalio Castillo Lara denuncia un progresivo "deslizamiento" hacia un sistema completamente dictatorial, colectivista". Chávez vocifera en la televisión que el cardenal es un "bandido, inmoral y bufón", sino que es "un golpista con el diablo en el cuerpo".

Esto basta para la Derecha italiana esté aun más confusa, que por boca de nuestro embajador en Caracas se precipitara a felicitar, en nombre del Gobierno, al amigo Hugo "por el impresionante margen de la victoria" electoral. Por un lado atraída por el modo de hablar chavista, y por el otro turbada por sus relaciones con Fidel, por su exaltación por Mao y Geuvara, por su apertura nuclear hacia Teherán, y por sus insultos a Washington. En resumen: ¿de qué lado está Hugo Chávez? Menos mal que, sobretodo, se hablará de inversiones, negocios y petróleo. Y de ideales, si comprenden. ¿cómo se hace para no hablar de ideales?.

Gian Antonio Stella
Octubre 14 de 2005