la Repubblica

Francesca Caferri era a Cuba per seguire la riunione dei dissidenti
L'accusa: aver svolto attività professionale nonostante il visto turistico
L'Avana, giornalista di Repubblica
fermata dalla polizia e poi espulsa


Francesca Caferri


ROMA - Una giornalista di Repubblica, Francesca Caferri, inviata a L'Avana per seguire la riunione dei dissidenti è stata fermata dalla polizia cubana. La notizia è stata confermata dalla direzione dell'albergo un cui Caferri è stata prelevata, dopo che l'ambasciata italiana a Cuba si è attivata per avere sue notizie. La rappresentanza diplomatica era stata allertata dai colleghi della Caferri che da alcune ore non riuscivano a mettersi in contatto con lei. L'inviata è stata poi espulsa dalle autorità cubane e rientrerà in Italia entro poche ore.

L'accusa della polizia cubana alla giornalista italiana è quella di essere entrata a Cuba con un visto turistico, e poi di aver svolto attività professionale. E' quanto hanno riferito fonti della Farnesina. Il numero due dell'ambasciata italiana a L'Avana, Laura Carpini, è andata all'ufficio immigrazione dell'aeroporto dove la polizia cubana ha interrogato la cronista del quotidiano italiano.

Francesca Caferri, che aveva comunque già in programma di ripartire stasera per l'Italia, è stata poi espulsa da Cuba - come già
accaduto al giornalista del Corriere della Sera, Francesco Battistini - e dovrebbe ripartire per Roma alle 23 ora locale (le 5 di domani in Italia).

Secondo fonti della Farnesina, questo episodio, e quello in cui ieri è stato coinvolto Battistini, "avranno il loro peso quando l'Italia dovrà valutare la posizione da tenere in seno all'Unione europea nei confronti di Cuba". Ieri l'ambasciatore dell'Avana era stato convocato alla Farnesina per una protesta formale proprio in conseguenza del fermo di Battistini.
(21 maggio 2005)

http://www.repubblica.it/2005/e/sezioni/esteri/corriecuba/cafe/cafe.html

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 Cuba, l'inviata di Repubblica

E' arrivata a Roma Francesca Caferri espulsa da Cuba per aver                     la Repubblica
esercitato "attività professionale" senza il necessario visto
" Sono stati severi ma sto bene"

  il raccontro dell'inviata di Repubblica                                    

                                                

Francesca Caferri, di "Repubblica" arrestata dalla polizia cubana

ROMA - "Sono stati severi ma sto bene". Stamattina al telefono da Madrid aveva tranquilizzato tutti Francesca Caferri, l'inviata di Repubblica espulsa da Cuba. La giornalista poco prima delle 16 è giunta a Roma da Madrid dove il volo Air Europe dall'Avana è arrivato in tarda mattinata. L'accusa che le è stata mossa delle autorità dell'Avana è di aver svolto "attività professionale" per seguire la riunione dei dissidenti del regime di Fidel Castro malgrado fosse in possesso solo di un visto turistico.

Francesca Caferri, di "Repubblica" arrestata dalla polizia cubana

Al momento dell'arresto la giornalista si trovava in albergo: "Ero al computer - racconta al telefono - stavo finendo di scrivere l'articolo; mi hanno bussato alla porta e io ho aperto perchè pensavo fosse il personale di servizio. Si sono presentate sei, forse otto persone, e mi hanno chiesto se ero "Francesca". Ero spaventata, ho risposto di sì e mi hanno detto che dovevo andare con loro in aeroporto. Ho chiesto se potevano aspettare fuori mentre mi preparavo, allora sono entrati nella stanza mi hanno preso il cellulare e
hanno spento il computer. Avevo il bagaglio pronto, siamo scesi nella hall, la proprietaria dell'albergo mi ha restituito i soldi della notte e sono entrata nell'auto con due agenti".

"Sono stati severi ma gentili - prosegue la Caferri - Mi hanno detto che sapevano già che ero all'Avana e che ero una giornalista, e mi hanno spiegato che mi avevano lasciato entrare per mostrare quale fosse la realtà a Cuba e cosa si erano inventati gli oppositori. All'aeroporto sono stata messa in una saletta d'attesa, guardata a vista da tre agenti donne che mi hanno seguita anche al bagno. Avevo il computer ma non il telefono".

L'inviata di Repubblica è stata interrogata a lungo nell'ufficio immigrazione dell'aeroporto. Oltre ai capi d'accusa ha dovuto ascoltare anche una lezione di dottrina politica cubana. Funzionari dell'ambasciata italiana hanno cercato di mettersi in contatto con lei ma non c'è stato niente da fare.

Francesca Caferri è il secondo inviato italiano ad essere fermato dalla polizia cubana. Due giorni fa era stato fermato e poi espulso da Cuba, Francesco Battistini del Corriere della Sera, rientrato in Italia nel pomeriggio di ieri. Per motivare l'espulsione gli sono stati contestati due reati: "contatti illegali" e "violazione delle leggi sull'immigrazione".

"Ho subito un trattamento fermo e cortese, ma a tratti ruvido - ha detto Battistini ai colleghi - più ruvido di quello subito in Iraq, quando sono stato preso con altri colleghi. Ma lì era una situazione di guerra, e almeno il cibo lì mi era stato dato. Qui, quando ho chiesto dell'acqua mi è stato risposto: 'Se la vuole se la paghi'".

Intanto si è conclusa a L'Avana l'Assemblea per la promozione della società civile (Apsc), la prima riunione pubblica della dissidenza interna cubana permessa dal regime di Fidel Castro. L'economista indipendente Martha Beatriz Roque, eletta venerdì per acclamazione alla presidenza dell'Apsc, ha invitato il governo cubano "a liberare tutti i prigionieri politici".
(22 maggio 2005)

http://www.repubblica.it/2005/e/sezioni/esteri/corriecuba/ritorcafe/ritorcafe.html