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LA LETTERA DEL TRIONFO EUROPEO Jorge Hernández Fonseca tratto da www.cubaitalia/index.htm
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04 Luglio 2003
Si inizia il mese di Luglio con auguri sgradevoli per l' Avana in quello del rispetto alle sue differenze con Europa, che in maniera rozza fu portato dal dittatore cubano all' estremo di promuovere insulti personali nei confronti dei primi ministri di Spagna e Italia, José María Aznar e Silvio Berlusconi. Fu un errore di proporzioni galattiche. |
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In Luglio, l' Italia di Berlusconi accede alla presidenza della Unione Europea, nel momento che la sua commissione politica riesamina le relazioni con l'Avana, tutto nell' ambiente di massima incredulità di fronte agli attacchi sproporzionati del dittatore cubano all' Europa, per aver preso un gruppo di misure diplomatiche - inespressive e di poca portata - dopo della riapertura del muro e la scalata repressiva contro pacifici poeti e giornalisti nell' isola, provocando la inusuale reazione da parte del anziano e irritato dittatore. | |
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In questa maniera, l'Europa è passata a giocare una carta rilevante nel panorama politico interno cubano, monopolizzato fino al presente - internazionalmente parlando - per il contenzioso Cuba - Stati Uniti, del quale il dittatore caraibico ha saputo trarre un lungo e profittevole partito. Al estendere il conflitto cubano alla terra europea in generale - spagnola e italiana in particolare - la dittatura della isola, per di più estrapola le sue accuse sproporzionate (tradizionalmente riservate a gli U.S.A.) fino a paesi del Vecchio Continente, guadagna un nuovo e poderoso nemico, che tra poco assume la presidenza de la Unione Europea - come è il caso di Silvio Berlusconi - ponendo nero su bianco di fronte al mondo la ipocrisía implicita nella matrice delle accuse che tradizionalmente diffonde contro gli Stati Uniti, e che ora - sorprendentemente - sono le stesse che formula contro la Unione Europea. Con questo errore di calcolo il dittatore cubano, ancor più di giustificare una probabile reazione europea, dimostra di fronte al mondo che il suo conflitto non è esclusivamente con gli Stati Uniti - come recita la sua propaganda - è realmente con qualsiasi (persona o paese) che osi questionare la sua condizione di proprietario di vite e attività dentro dell' isola, portandoci ante mano a dedurre che il conflitto reale e veritiero è con suo proprio popolo avido di libertà. Scalèrà l'Europa il conflitto con l'Avana, come corrisponderebbe a una risposta degna del Vecchio Continente dopo gli attacchi e insulti personali a alti dignitari spagnoli e italiani? La risposta a questa domanda ci guiderà per il cammino delle vere motivazioni della Unione Europea per affrontare il dittatore nelle attuali circostanze. La mia risposta è no; Europa continuerà il confronto con il dittatore cubano a un basso profilo, dandoci indizi che occultano le vere intenzioni che lo motivano. Corporazioni europee - varie e importanti - già si sono affrettate ad annunciare che continueranno con gli investimenti nell' isola - incluso con partecipazione di nuove imprese - con un occhio al bottino che si distribuisce in Cuba dopo della caduta del socialismo a scala planetaria, quando la Unione Sovietica si sciolse lasciando Cuba alla mercè della voracità dei primitivi capitalisti (alla cui testa c'è il dittatore cubano) che in matrimonio con l'Avana mantengono affari di schiavitù basata su salari di 10 dollari al mese. !Uno scandalo! Fino a dove la reazione europea è il risultato di una preoccupazione sincera per lo stato de sottomissione politica al quale il dittatore sottomette i cubani?, è un tema interessante da essere trattato, senza dubbio, che la tiepida reazione del Vecchio Continente benefici la causa della democratizzazione della isola in una maniera diretta, è un fatto indiscutibile, e mette queste differenze dentro di un conflitto maggiore - che attualmente tratta di risolvere il popolo cubano pacificamente attraverso dei progetti come il Varela - respinto dalla burocrazia dittatoriale. Si intende che l'Europa voglia preservare la sua influenza politica attuale dentro all' isola pensando in un futuro - e in un non molto lontano cambio de governo - alla pari che non vuole contrariare la furia irrazionale di un dittatore decrépito al suo fine, ragioni por le quali emetterà segnali contraddittori in uno e l'altro senso, con un occhio ai suoi interessi dentro dell' isola. Per altro lato gli Stati Uniti, che per obbligazione (la Cuba de Fidel Castro gli confisco 6.000 imprese) ha mantenuto una politica de contrapposizione con la dittatura cubana, naviga ora con un pilota automático nel fatto che la politica rispetto a Cuba è fare mostra di soddisfazione per le misure europee, pero senza tentare di materializzare una politica di coordinazione di azioni con il Vecchio Continente come sarebbe desiderabile per i cubani. La politica americana di lasciare che Cuba costituirsi in un esempio di "come non debbono andare le cose", preservando intatto il disastro materiale che si osserva nell' interno dell' isola attualmente - collaborando pertanto alla continuità dello status quo attuale - impedisce una visione più favorevole alla promozione di un sistema democrático dentro dell' isola e frena l' impulso di una politica di coordinazione con l'Europa en questo senso. Esiste una gelosia americana della estensione della influenza europea a Cuba come conseguenza degli ultimi episodi?, apparentemente non esiste, ma questo non significa che gli Stati Uniti vedano di buon occhio una aumento eccessivo di questa influenza negli interessi politici dell' isola, pensando negli interessi economici concorrenti che entrambi i paesi avranno in un governo post Castro, per il quale già si disputano le influenze. Senza dubbi, l'Europa ha un Asso nella manica in questo momento cruciale di conflitto con la dittatura, che costituirebbe una poderosa arma nella sua lotta per i suoi interessi dentro dell' isola e che anche agli americani gli sarebbe accettabile: appoggiare in tutti i modi in suo potere - che sono molti - perché si conferisca il Premio Nobel della Pace a Oswaldo Payá. Senza pressioni economiche al dittatore e senza maggiori sforzi nel campo politico o diplomático, questo fatto sarebbe il maggior golpe che mai prima ha ricevuto il dittatore nei suoi 44 anni di malgoverno e permetterebbe all' Europa vincere la battaglia decisiva, chissà inclusa, quella finale. Tutti i fattori conflittuali - tanto i cubani dentro all' isola come quelli fuori, gli Stati Uniti e la Unione Europea - tutti, immediatamente si beneficerebbero con questo conferimento, che collaborerebbe a dare un passo da gigante alla democratizzazione dell' isola. Se l' animo degli europei nella loro politica rispetto all'Avana è difendere i Diritti Umani - inesistenti nell' isola - il Premio Nobel a Payá è una risposta senza pari. Se l'obbiettivo europeo è confrontarsi con gli americani prendendo Cuba come campo di contrapposizione, dopo aver perso la disputa intorno all' Irak, il Premio Nobel a Payá è anche una soluzione formidabile. Finalmente, se gli europei furono sorpresi per la reazione sproporzionata di un dittatore decrépito, a partire dalla formulazione di una politica onesta di limitare i contatti diplomatici con una dittatura violatrice delle libertà più elementari, il Premio Nobel a Payá direbbe al dittatore che lui non è l'unico cubano con il quale l'Europa sta disposta a conversare, negoziare e incluso, promuovere. Per tanto e con indipendenza dai reali motivi del Vecchio Continente per la sua politica attuale nei confronti dell' Avana, è importante che la Unione Europea riconosca che ora ha nelle sue mani la possibilità reale di fare causa per la libertà e la democrazia dentro dell' isola, coniugandolo con la difesa dei propri interessi economici e politici futuri in Cuba. Speriamo che l' analisi che viene avanti attualmente nella commissione politica europea su Cuba, si incammini per il sentiero di riconoscere la straordinaria forza che rappresenta appoggiare la concessione del Premio Nobel della Pace del 2003 al patriota cubano Oswaldo Payá Sardiñas.
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LA CARTA DE TRIUNFO EUROPEA Jorge Hernández Fonseca tratto da www.cubaitalia/index.htm
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Se inicia el mes de Julio con augurios nada agradables para la Habana en lo que respecta a su diferendo con Europa, que de una manera chabacana fue llevado por el dictador cubano al extremo de promover insultos personales hacia los primeros ministros de España e Italia, José María Aznar y Silvio Berlusconi. Fue un error de proporciones amazónicas. En Julio, la Italia de Berlusconi accede a la presidencia de la Unión Europea, en momentos que su comisión política revisa las relaciones con la Habana, todo en el mayor ambiente de incredulidad ante los ataques desproporcionados del dictador cubano hacia Europa, por haber tomado un grupo de medidas diplomáticas - inexpresivas y de poco alcance - después de la reapertura del paredón y la escalada represiva contra pacíficos poetas y periodistas en la isla, provocando la inusual reacción por parte del anciano y mal humorado dictador. De esta manera, Europa ha pasado a jugar un papel relevante en el panorama político cubano interno, monopolizado hasta el presente - internacionalmente hablando - por el diferendo Cuba-Estados Unidos, del cual el dictador caribeño ha sabido tirar un largo y provechoso partido. Al extender el conflicto cubano hacia tierras europeas en general - y españolas e italianas en particular - la dictadura de la isla, además de extrapolar sus acusaciones desproporcionadas (tradicionalmente reservadas a los norteamericanos) hacia países del Viejo Continente, gana un nuevo y poderoso enemigo, que de repente asume la presidencia de la Unión Europea - como es el caso de Silvio Berlusconi - poniendo en tela de juicio ante al mundo la hipocresía implícita en la matiz de acusaciones que tradicionalmente propala contra los norteamericanos, que ahora - sorprendentemente - son las mismas que formula contra la Unión Europea. Con este error de cálculo el dictador cubano, además de justificar una probable reacción de Europa, demuestra ante el mundo que su conflicto no es exclusivamente con los Estados Unidos - como pregona su propaganda - es realmente con cualquier (persona o país) que ose cuestionar su condición de dueño de vidas y haciendas dentro de la isla, llevándonos de la mano a deducir que el conflicto real y verdadero es con su propio pueblo ávido de libertad. ¿Escalará Europa el conflicto con la Habana, como correspondería a una respuesta digna del Viejo Continente después de los ataques e insultos personales a altos dignatarios españoles e italianos? La respuesta a esta pregunta nos guiará por el camino de las verdaderas motivaciones de la Unión Europea para enfrentar al dictador en las actuales circunstancias. Mi respuesta es que no; Europa continuará el enfrentamiento con el dictador cubano a un bajo perfil, dándonos indicios de que ocultan las verdaderas intenciones que los motivan. Corporaciones europeas - varias e importantes - ya se ha apresurado a anunciar que continuarán con las inversiones en la isla - incluso con participación de nuevas empresas - de ojo en el botín que se distribuye en Cuba después del fracaso del socialismo a escala planetaria, cuando la Unión Soviética se desplomó dejando a Cuba a merced de la voracidad de capitalistas primitivos (encabezados por el dictador cubano) que en maridaje con la Habana mantienen negocios de esclavitud basado en salarios de 10 dólares por mes. !Una barbaridad! ¿Hasta donde la reacción europea es resultado de una preocupación sincera por el estado de sumisión política a que el dictador somete a los cubanos?, es un tema interesante de ser tratado, sin embargo, que la tibia reacción del Viejo Continente beneficia la causa de la democratización de la isla de una manera directa, es un hecho indiscutible, e inscribe estas diferencias dentro de un conflicto mayor - que actualmente trata de resolver el pueblo cubano pacíficamente a través del proyectos como el Varela - rechazado por la burocracia dictatorial. Se entiende que Europa quiera preservar su influencia política actual dentro de la isla pensando en un futuro - y en un no muy lejano cambio de gobierno - a la par que no quiere contrariar la furia inconsecuente de un dictador decrépito en sus finales, razones por las cuales emitirá señales contradictorias en uno y otro sentido, de ojo en sus intereses dentro de la isla. Por otro lado Estados Unidos, que por obligación (la Cuba de Fidel Castro le confiscó 6,000 empresas) ha mantenido una política de enfrentamiento a la dictadura cubana, navega ahora con su piloto automático en lo que a la política hacia Cuba respecta dando muestras de satisfacción por las medidas europeas, pero sin intentar materializar una política de coordinación de acciones con el Viejo Continente como sería deseable para los cubanos. La política norteamericana de dejar a Cuba constituirse en un ejemplo de "como no deben ser las cosas", preservando intacto el desastre material que se observa en el interior de la isla actualmente - colaborando por tanto a la continuidad del status quo actual - impide una visión más favorable hacia la promoción de un sistema democrático dentro de la isla y frena la impulsión de una política de coordinaciones con Europa en este sentido. ¿Existe recelo norteamericano de una extensión de la influencia europea en Cuba como consecuencia de los últimos episodios?, aparentemente no existe, pero eso no significa que Estados Unidos vea con buenos ojos una profundización excesiva de esta influencia en los asuntos políticos de la isla, pensando en los intereses económicos conflictantes que ambos países tendrán en un gobierno pos Castro, para el cual ya se disputan influencias. Sin embargo, Europa tiene un As de triunfo en este momento crucial de su conflicto con la dictadura, que se constituiría en una poderosa arma en su lucha por sus intereses dentro de la isla y que a los norteamericanos también les sería aceptable: apoyar por todos los medios a su alcance - que son muchos - para que se le otorgue el Premio Nobel de la Paz a Oswaldo Payá. Sin presionar económicamente al dictador y sin mayores esfuerzos en los campos político o diplomático, este facto sería el mayor golpe que nunca antes ha recibido el dictador en sus 44 años de desgobierno y le permitiría a Europa ganar la batalla decisiva, quizá incluso, la final. Todos los factores conflictantes - tanto los cubanos de dentro de la isla como los de fuera, los Estados Unidos y la Unión Europea - todos, de inmediato se beneficiarían con este otorgamiento, que colaboraría a dar un paso de gigantes hacia la democratización de la isla. Si el ánimo de los europeos en su política hacia la Habana es defender los Derechos Humanos - inexistentes en la isla - el Premio Nobel a Payá es una respuesta sin par. Si el objetivo europeo es pulsear con los norteamericanos tomando a Cuba como campo de enfrentamientos, después de haber perdido su disputa en torno a Irak, el Premio Nobel a Payá es también una solución formidable. Finalmente, si los europeos fueron sorprendidos por la reacción desproporcionada de un dictador decrépito, a partir de la formulación de una política honesta de limitar contactos diplomáticos con una dictadura violadora de las libertades más elementales, el Premio Nobel a Payá le diría al dictador que él no es el único cubano con el cual Europa está dispuesta a conversar, negociar e incluso, promover. Por tanto y con independencia de los reales motivos del Viejo Continente para su política actual hacia la Habana, es importante que la Unión Europea reconozca que ahora tiene en sus manos la posibilidad real de hacer causa por la libertad y la democracia dentro de la isla, conjugándolo con la defensa de sus propios intereses económicos y políticos futuros en Cuba. Ojalá que el análisis que se lleva adelante actualmente en la comisión política europea sobre Cuba, se encamine por el sendero de reconocer la extraordinaria fuerza que representa apoyar la concesión del Premio Nobel de la Paz del 2003 al patriota cubano Oswaldo Payá Sardiñas. |
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