Vaclav Havel denuncia che la UE promuove "UN APARTHEID DIPLOMATICO"

Vaclav Havel: " L'indecente omaggio a Fidel Castro" dimostra la "la visione miope" di Zapatero

Vaclav Havel. La Repubblica Ceca è stata l'unico stato "dei 25", che si è opposta inequivocabilmente alla sospensione delle sanzioni diplomatiche al regime dittatoriale cubano. Questo giovedi, l'ex presidente ceco Vaclav Havel, ha accusato la UE di "ballare al suono della musica" del dittatore, Fidel Castro. In più, Havel ha considerato che questi avvenimenti stanno dimostrando "la miope visione politica" dell'attuale presidente del Governo spagnolo, José Luis Rodríguez Zapatero.

L D (Europa Press) In un articolo pubblicato nel periodico francese Le Figaro,titolato "l'indecente omaggio a Fidel Castro", Havel assicura che "una delle istituzioni democratiche più poderose del mondo, la Unione Europea, non ha nessun scrupolo a fare una promessa pubblica alla dittatura cubana per istituire di nuovo un apartheid diplomatico", in allusione alla assenza di dissidenti nelle liste degli invitati per i ricevimenti e feste delle ambasciate europee all'Avana.

L'ex presidente accusa le ambasciate europee a Cuba di "preparare le loro liste di invitati secondo i desideri del Governo cubano" e considera che " la stretta visione politica del primo ministro spagnolo, il socialista José Zapatero (sic) lo demostra".

Havel protesta che " Non c'è un metodo migliore per sporcare il nobile ideale di libertà, uguaglianza e rispetto dei Diritti Umani che la UE difende. Per proteggere le loro imprese nell'isola, i paesi della Ue rappresentati all'Avana smetteranno di invitare la gente con spirito aperto alle loro ambasciate al più piccolo gesto di un dittatore e dei suoi complici.

"Queste persecuzioni aggraveranno il loro difficile combattimento, pero sopravviveranno, sicuro. Resta da sapere se la UE sopravviverà. Oggi balla alla musica di Fidel. Questo vuol dire che domani potrà rispondere senza problemi a offerte di costruire basi missilistiche nella costa della Repubblica Popolare Cinese", continua, prima di domandarsi che cosa succederà in futuro: "Che cosa ci aspetta? La liberazione di Milosevic? Una negazione di visto per il difensore russo dei Diritti Umani Sergey Kovalyov? Presentare scuse a Saddam Hussein? La apertura di conversazioni di pace con Al Qaeda?.

Il PPE avverte che Castro potrà decidere chi è invitato alle ambasciate.

Sulla stessa linea di Vaclav Havel, il Gruppo Popolare Europeo (PPE_DE) annunciò questo venerdi, che la nuova politica che propugna il Governo spagnolo per le relazioni tra la UE e Cuba permetterà a Fidel Castro decidere, di fatto, che persone possono essere invitate nelle ambasciate e delegazioni diplomatiche della UE all'Avana. 

Fino a 148 eurodeputati del Gruppo PPE_DE hanno firmato una lettera nella quale espressano il loro "profondo disaccordo" con l'annunciata revisione della politica della UE nei riguardi di Cuba "nel modo che le istituzioni e i paesi europei accetteranno che un paese terzo, in questo caso il regime autoritario di Fidel Castro, abbia la ultima parola per decidere chi si può invitare e chi no, alle nostre ambasciate e delegazioni".

La lettera è stata inviata al primo ministro lussemburghese, Jean Claude Junker, come presidente di turno della UE, al presidente della Commissione Europea, José Manuel Durao Barroso, e all'Alto Rappresentante della Politica Estera, Javier Solana, cosi come ai 25 ministri degli Esteri della comunità, che il prossimo lunedi tratteranno questo tema in una riunione a Bruxell.

La iniziativa, guidata dall'eurodeputato portoghese José Ribeiro, tratta di avvisare i capi della diplomazia europea delle conseguenze che si avranno a dare luce verde alla proposta che c'è sul tavolo per modificare le relazioni con la dittatura cubana e che è stata impulsata dal ministro degli esteri spagnolo.

"Dispiace profondamente che la diplomazia europea si permetta di cadere, apparentemente, in un inganno", dice la lettera. " E' totalmente inaccettabile che si selezionino le invitazioni alle nostre proprie ambasciate e delegazioni da "sanzioni diplomatiche". Ed è molto deplorevole che, in questa forma, accettiamo di discutere queste invitazioni con paesi terzi, in questo caso la dittatura cubana", continua..

Questa decisione, continua la missiva, "condurrà solo a un risultato assurdo e vergognoso: che siano i ministri cubani e non i nostri ambasciatori, i nostri governi o le istituzioni europee, che decidano, in ultimo termine, sopra le persone che possiamo invitare, o no, alle nostre proprie rappresentanze all'Avana". "questo costituirà un terribile precedente per il futuro  e stenderà una ombra di vergogna sulla nostra diplomazia e sulla nostra politica estera", conclude.

D'altra parte, i deputati europei popolari recriminano che alla fine di tutto, il dibattito sopra la modifica della politica della UE con Cuba non si abbia prestato attenzione alla risoluzione approvata per la maggioranza del Parlamento Europeo il passato 17 di novembre nella "terribile" situazione che attraversano i detenuti politici, ne al fatto che a  Oswaldo Payá–Premio Sajarov ai Diritti Umani nel 2002, gli sia stato impeditodi uscire da Cuba per rispondere a diversi inviti della Eurocamera.

DENUNCIA QUE LA UE PROMUEVE "UN APARTHEID DIPLOMÁTICO"

Vaclav Havel: "El indecente homenaje a Fidel Castro" demuestra la "visión estrecha" de Zapatero

 

Vaclav Havel.
La República Checa ha sido el único Estado de “los 25”, que se ha opuesto de manera inequívoca a que la UE suspenda las sanciones diplomáticas al régimen dictatorial cubano. Este jueves, el ex presidente checo Vaclav Havel, acusó a la UE de "bailar al son de la música" del dictador, Fidel Castro. Además, Havel consideró que este asunto está demostrando la "visión política estrecha" el actual presidente del Gobierno, José Luis Rodríguez Zapatero.

L D (Europa Press) En un artículo publicado en el diario francés Le Figaro, titulado “El indecente homenaje a Fidel Castro”, Havel asegura que "una de las instituciones democráticas más poderosas del mundo, la Unión Europea, no tiene ningún escrúpulo al hacer una promesa pública a la dictadura cubana para instituir de nuevo un apartheid diplomático", en alusión a la ausencia de disidentes en las listas de invitados para las recepciones y fiestas de las embajadas europeas en La Habana.

 
El ex presidente acusa a las embajadas europeas en Cuba de "preparar sus listas de invitados según los deseos del Gobierno cubano" y considera que "la visión política estrecha del primer ministro español, el socialista José Zapatero (sic) lo demuestra".
 
Havel lamenta que "no hay otro medio mejor para ensuciar el noble ideal de libertad, igualdad y respeto de los derechos humanos que la UE defiende. Para proteger a sus empresas en la isla, los países de la UE representados en La Habana dejarán de invitar a gente con espíritu abierto a sus embajadas al menor gesto de un dictador y sus cómplices".
 
"Estas persecuciones agravarán su difícil combate, pero sobrevivirán, seguro. Queda por saber si la UE sobrevivirá. Hoy baila al son de Fidel. Eso quiere decir que mañana podría responder sin problemas a ofertas de construcción de bases de misiles en las costas de la República Popular de China", continúa antes de preguntarse por lo que ocurrirá en el futuro: "¿Qué nos espera? ¿La liberación de Milosevic? ¿Una negativa de visado para el defensor de los Derechos Humanos ruso Sergey Kovalyov? ¿Presentar excusas a Sadam Husein? ¿La apertura de conversaciones de paz con Al Qaeda?".
El PPE advierte que Castro podrá decidir quien es invitado a las embajadas
 
En la misma línea que Vaclav Havel, el Grupo Popular Europeo (PPE-DE) advirtió este viernes, que la nueva política que propugna el Gobierno español para las relaciones entre la UE y Cuba permitirá a Fidel Castro decidir, de hecho, qué personas pueden ser invitadas en las embajadas y delegaciones diplomáticas de la UE en La Habana.
 
Hasta 148 eurodiputados del Grupo PPE-DE han firmado una carta en la que expresan su "profundo desacuerdo" con la anunciada revisión de la política de la UE con respecto a Cuba "de tal forma que las instituciones y los países europeos aceptarían que un país tercero, en este caso el régimen autoritario de Fidel Castro, tenga la última palabra para decir a quienes pueden invitar y quienes no, nuestras embajadas y delegaciones".
 
La carta ha sido enviada al primer ministro luxemburgués, Jean Claude Junker, como presidente de turno de la UE, al presidente de la Comisión Europea, José Manuel Durao Barroso, y al Alto Representante de Política Exterior, Javier Solana, así como a los 25 ministros de Exteriores comunitarios, que el próximo lunes aboradarán este asunto en una reunión en Bruselas.
 
La iniciativa, encabezada por el eurodiputado portugués José Ribeiro, trata de avisar a los jefes de la diplomacia europea de las consecuencias que tendría dar luz verde a la propuesta que hay sobre la mesa para modificar las relaciones con la dictadura Cubana y que ha sido impulsada por el ministro de Exteriores español.
 
"Lamentamos profundamente que la diplomacia europea se permita caer, aparentemente, en una trampa", dice la carta. "Es totalmente inaceptable que se califiquen las invitaciones a nuestras propias embajadas y delegaciones de 'sanciones diplomáticas'. Y es muy deplorable que, de esta forma, aceptemos discutir estas invitaciones con país tercero, en este caso la dictadura cubana", añade.
 
Esta decisión, continúa la misiva, "sólo conducirá a un resultado absurdo y vergonzoso: que sean los ministros cubanos y no nuestros embajadores, nuestros gobiernos o las instituciones europeas, quienes decidan, en último término, sobre las personas que podemos invitar, o no, a nuestras propias representaciones en La Habana". "Esto constituirá un terrible precedente para el futuro y arrojará una sombra de vergüenza en nuestra diplomacia y nuestra política exterior", concluye.
 
Por otra parte, los eurodiputados populares recriminan que a lo largo de todo el debate sobre la modificación de la política de la UE con Cuba no se haya prestado atención a la resolución aprobada por el pleno del Parlamento Europeo por una amplia mayoría el pasado 17 de noviembre ni a la "terrible" situación que atraviesan los presos políticos, ni al hecho de que a Oswaldo Payá–Premio Sajarov a los Derechos Humanos en 2002– se le haya impedido salir de Cuba para atender distintas invitaciones de la Eurocámara.