Il dissenso a Cuba, bloccati gli europei

 
L’Avana non concede i visti a 18 parlamentari attesi al meeting opposizione. Il dissenso a Cuba, bloccati gli europei. Due deputati Ue respinti all’aeroporto di Varadero. Il vice presidente di Strasburgo: «Facciamo poco contro i dittatori» 
Fidel chiude la porta all’Europa. Due euro parlamentari polacchi travestiti da turisti sono stati bloccati all’aeroporto di Varadero e costretti a 
ripartire con il primo volo. Altri diciotto, che avevano chiesto all’ambasciatore cubano presso l’Ue un visto ufficiale, non hanno avuto risposta. Due cechi e uno spagnolo sarebbero riusciti a entrare con il visto turistico. Nessuna sorpresa: i rappresentanti del Parlamento europeo non potranno partecipare all’«Assemblea per promuovere la società civile» organizzata per oggi in una casa privata alla periferia dell’Avana. 

Fidel Castro (Ansa)
Castro ha annunciato «una risposta energica» alla sfida lanciatagli da una parte della dissidenza. Gli organizzatori del meeting, guidati dall’economista Martha Roque Cabello, hanno denunciato la scomparsa di un oppositore. La polizia avrebbe intrapreso una retata preventiva nelle case di alcuni oppositori. Oscar Gonzalez, 61 anni, giornalista indipendente del Grupo de Trabajo Decoro, dice al Corriere : «Può succedere di tutto. 
Cercheranno di impedire la riunione. Io voglio esserci. Ci andrò in camello, il pullman lungo che va nelle periferie. Ma non mi faccio illusioni. Vicino alla porta ho un sacchetto con quattro cose, se mi arrestano. Il regime mi ha tolto il visto per andare in Svezia a trovare mia figlia, che non vedo da anni. La polizia mi ha detto: se smetti di scrivere contro di noi ti ridiamo il visto. Ma io non posso rivedere Elena senza la mia dignità». 
Anche la dignità dell’Europa è in gioco, sostiene Edward McMillan Scott, 55 anni, vice presidente dell’Europarlamento. L’esponente conservatore è tra i 18 parlamentari che su iniziativa del radicale Marco Pannella hanno chiesto il visto. «L’Europa ha la mano leggera con i dittatori. Dai Caraibi al Mediterraneo, dobbiamo fare di più contro i regimi totalitari». A luglio i leader dei 25 dovranno prendere una decisione su Cuba. 
Ripristinare o meno le sanzioni diplomatiche messe in atto due anni fa dopo le pesanti condanne inflitte a 75 dissidenti cubani (tra cui la stessa Martha Roque). Sanzioni sospese nel gennaio 2005 su iniziativa spagnola, dopo la liberazione di 14 dei 75 condannati. 

Cosa farà l’Europa? Molto dipenderà dal tipo di «risposta energica» che Fidel vuol dare ai dissidenti oggi e domani. «La verità è che i Paesi 
dell’Unione tendono a favorire lo status quo», dice al Corriere McMillan Scott. «Su Cuba, i socialisti di Zapatero è molto soft», diversamente dai 
socialisti francesi. Ma non è sempre questione di schieramenti, destra sinistra. «L’Italia per esempio è troppo buona con la Libia: più 
interessata al petrolio di Gheddafi che ai diritti umani». Cosa deve fare l’Europa con Castro? «Nessuna concessione, se il regime non cambia 
qualcosa. Deve sostenere e finanziare l’opposizione. Non fare come il commissario Louis Michel che tesse l’elogio di Fidel». Appoggiare come? 
«Come ho fatto io a Belgrado, finanziando Radio B92 e altri media indipendenti». Il vice presidente del Parlamento crede che l’Ue debba aprire un’agenzia pro democrazia sul modello americano. «Per appoggiare, anche in modo coperto, i gruppi democratici nel mondo, dalla Bielorussia 
alla Tunisia a Cuba». 
Aspettando l’Europa, Oscar Gonzalez prepara il sacchetto per il carcere. 
La fine della dittatura, dice, arriverà con «la soluzione biologica». 
Fidel, vicino agli 80, sembra in forma. L’altro giorno è stato all’adunata di un milione di cubani per chiedere l’estradizione di Luis Posada Carriles, agente della Cia e autore di numerosi atti terroristici contro civili a Cuba (compresa la morte di un giovane turista italiano). Ha trovato rifugio a Miami. Cosa deciderà Bush?
Michele Farina
20 maggio 2005

da corriere.it
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