”Saremo come il Che” ? 

 E' stato proiettato a Stoccolma, Svezia, il film:

“Guevara: Anatomia di un Mito”

“Fusilamientos, sí. Hemos fusilado, fusilamos y seguiremos fusilando mientras sea necesario . Nuestra lucha es una lucha a muerte”("Fucilazioni, si. Abbiamo fucilato, fuciliamo e seguiremo fucilando fino a che sia necessario. La nostra lotta è una lotta a morte"). Con queste macchiavelliche parole si presentò Ernesto “Che” Guevara, davanti ai delegati all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite l'11 di dicembre del 1964, giustificando così le uccisioni indiscriminate che Fidel Castro orchestrava in Cuba prima e dopo della presa del potere nel gennaio del 1959.

Il passaggio precedente, è parte indissolubile di una penetrante autopsia, più che una escursione anatomica, è uno dei molti che arrossano di fiammeggiante luce la convulsiva personalità del leggendario partigiano argentino, raccolte sistematicamente nel documentario “Guevara: Anatomia di un Mito”. Prodotto dall'Istituto della 'Memoria Histórica Cubana contro il Totalitarismo' (IMHCT) in collaborazione con Caiman Produzioni. La proiezione si è svolta a Stoccolma, Svezia, l' 8 di Ottobre, - data in cui i guevarofili dei diversi angoli del mondo commemorano ritualmente la morte per mezzo delle armi dell'icona della sinistra. 

La proiezione cinematografica si è svolta nell'ambito del Foro della Libertà, iniziativa generata dall'Associazione dei Giovani Liberali di Svezia, che tratterà numerosi temi di attualità nazionali e internazionali tra il 7 e il 9 di ottobre. Il reportage diretto da Luis Guardia, con Pedro Corzo in Qualità di produttore e Francisco Lorenzo incaricato della coordinazione, è stato introdotto da Mae Liz Orrego Rodríguez, esiliata cubana che nel seno della organizzazione giovanile liberale risponde per i punti dedicati all'America Latina.

Nella dipendenza di Nybrygget, situata in Norrtullsgatan 12, Stoccolma, sede del Foro della Libertà, più di una decina di cubani e non cubani hanno avuto la opportunità di partecipare a un viaggio nella demitificazione della figura del leggendario “Guerrigliero Eroico”. In quei 70 minuti di retrospettiva storica, abbiamo visto e ascoltato testimonianze di personaggi che tra il 1955 e il 1967 ebbero esperienze e vissuti di prima mano nei loro contatti - chi per ragioni politiche, chi belliche, chi di altra indole - con Ernesto Guevara de la Cerna, alias il “Che”.

**************


Il film prende come punto di partenza la presenza dell'inesperto
gaucho nella turbolenta Guatemala di Jacobo Arbens, risaltando nella voce dello storico e investigatore Enrique Ros, autore della esaustiva biografia “Ernesto Guevara: Mito e Realtà”, che il mitico guerrigliero latinoamericano doveva in realtà la sua formazione ideologica alla peruviana di idee comuniste Hilda Gadea, che si incaricò anche di porlo in contatto con le cellule dei fidelisti '26 de Julio' sorte nelle capitali di Guatemala e Messico.

Compagni di campagna e
la "campagna" durante la permanenza in Messico, danno conferma delle angoli scaltri del “Che”, e in particolare del suo disprezzo per i cubani, le persone di razza nera e gli indigeni. Il tema lo abborda, con esempi, Miguel Sánchez, “el coreano”, responsabile su incarico di Fidel Castro di istruire militarmente i rivoluzionari cubani, il quale afferma che il guerrigliero argentino aveva ricorrenti conflitti con Juan Almeida Bosque, futuro Comandante della rivoluzione, al quale appellava il dispregiativo di “el negrito”, mentre si riferiva agli abitanti indigeni del paese ospitante come “la nidiata analfabeta del Messico”.

“Querida vieja: estoy en la manigua cubana, vivo y sediento de sangre”,("cara vecchia: - 'modo di dire sudamericano' - sto nella foresta cubana, vivo assetato di sangue"), scriveva Guevara a sua moglie peruviana il 28 di gennaio del 1957, passaggio questo raccolto – in accordo alla documentazione di Marras - nel libro della sua prima ex compagna di vita “Ernesto: la Memoria de Che Guevara”. Sete di sangue che il rivoluzionario saziava con una dozzina di fucilazioni – di sua propria mano  o con l'aiuto dei militari - durante il periodo guerrigliero, tra le altre che si raccontano, vi è quella del contadino Eutimio Guerra, accusato di delazione (episodio che racconta Jaime Costa, assaltante della Caserma Moncada, facente parte della spedizione del Granma e Comandante del Esercito Ribelle); la storia del coltivatore Juan Pérez, egualmente calunniato di “informatore” (relazionato da Luciano Medina, Capitano dell' Esercito Ribelle e partecipante della invasione da Oriente a Occidente sotto il comando di Camilo Cienfuegos); due contadini presunti collaborazionisti (raccontato da Roberto Bismarck, capitano dell'Esercito Ribelle, membro del Secondo Fronte Nazionale dell'Escambray); cosi come di decine di ipotetici collaboratori del regime batistiano, nel corso della conquista di Santa Clara (testimoniato dal già menzionato Costa). Questi fatti sono riconfermati anche da Agustín Alles, corrispondente di guerra della rivista cubana 'Bohemia' che intervistò il rivoluzionario argentino nel marzo del 1958.

L'inventore del “foco guerrigliero” e autore di “Estrategia y táctica de la Guerra de Guerrilla”, ("Strategia e Tattica della Guerra di Guerriglia") è prima attaccato per la sua “inoperanza tattico - militare”; della quale da conto Huber Matos, Comandante dell'Esercito Ribelle e ex prigioniero politico por 20 anni, al ricordare la inettitudine del “Che” anche per la costruzione di una semplice fortificazione. Come anche si crea un' ombra di dubbio sulla “autenticità dei diari di campagna, pubblicati e suppostamente scritti da Ernesto Guevara”, frammenti dei quali – nella loro versione originale - caddero in mano all'esercito batistiano, compromettendo per certo, una innumerevole quantità di collaboratori dei ribelli. (Testimonianza di Carlos Lazo, Secondo Tenente e pilota dell'esercito di Fulgencio Batista).

All'inventario smitificante, si aggiunge in più, la pretesa eroicità mostrata dal “Che” durante la guerra di guerriglia, una di queste divagazioni, a suo dire, la supposta presa di un  treno blindato nella città di Santa Clara. Racconta il testimone del fatto, (Lázaro Asencio, Comandante del Esercito Ribelle e membro del 2do Fronte Nazionale dell'Escambray) che non era stata niente meno che “una azione di tradimento del Che Guevara al Secondo Fronte Nazionale dell'Escambray”, visto che la forza nemica già aveva precedentemente pattuito con gli insorti la  deposizione pacifica delle armi.

Con il trionfo rivoluzionario, Ernesto “Che” Guevara acquisisce la funzione di comandante della fortezza militare della Cabaña, da dove dirige la “Commissione Depuratrice”, “un organismo che crea il governo di Fidel Castro con il pretesto di depurare le forze armate in Cuba”, dettaglia Napoleón Vilaboa, membro del '26 de Julio' che a partire dal gennaio del 1959, lavorava fianco a fianco con il combattente argentino in detta entità, per proseguire: “Il fine di questa operazione era semplicemente impiantare il terrore rivoluzionario in Cuba mediante le fucilazioni”. Atti questi che si porteranno a compimento con giudizi estremamente sommari carenti di tutti i fondamenti giuridici.

Varie centinaia di vittime del terrore rivoluzionario sono aggiudicate alla persona di Guevara, tra quelli che risaltano è
l'esplosione del cervello – a bruciapelo - del tenente José Castaño, il quale nel precedente regime aveva un incarico d'ufficio nel Servizio di Intelligenza Militare (SIM) e del Bureau di Repressione delle Attività Comuniste (BRAC), pero che, in accordo con il film, no aveva casi de sangue sulla sua coscienza. (Omicidio narrato tanto dal citato Vilaboa, come da Rolando Castaño, padre del “giustiziato”).

Anche nel suo lavoro “civile” - tanto come presidente del Banco Nazionale di Cuba come in qualità di Ministro dell'Industria - “primeggiò la sua incapacità professionale e una costante: seminare il terrore come base o mezzo per la sottomissione”, afferma il narratore di “Guevara: Anatomia di un Mito.” Questo lo confermano le testimonianze di Nicolás Quintana, l'architetto che fu designato per disegnare l'immobile del Banco Nazionale di Cuba; José M. Illán, economista che fungeva come sottosegretario d'affari e integrante del primo gabinetto ministeriale del regime di Fidel Castro; José Pepín Pujols, membro del '26 de Julio' … D'altra parte il dispotismo smisurato nei confronti dei subordinati e la crudeltà nei confronti dei suoi nemici politici, si davano la mano con il timore profondo di Fidel Castro, del quale  mostra evidenza la testimonianza del leader democristiano José Ignacio Rasco, avvocato e compagno di Castro negli anni universitari.

Il documentario si chiude descrivendo i tratti delle avventure e disavventure di Ernesto “Che” Guevara in terre al di là del mare, prima nel Congo e in seguito in Bolivia; paese quest'ultimo dove incontrerà la morte per mano del sergente dell'esercito nazionale Mario Terán, compiendosi così il detto popolareche recita: “chi di ferro uccide di ferro finisce”.

**************


“Guevara: Anatomia di un mito” strappa indiscutibilmente molte delle foglie di lauro che inghirlandano la corona del leggendario guerrigliero argentino. Basato su riprese autentiche e testimoni confrontabili di prima mano, il documentario ci rappresenta il profilo di un uomo senza scrupoli, sadico, arbitrario, quanto meno crudele. Niente raccolse probabilmente meglio il sentire dei cubani presenti allo svolgimento finale di questa proiezione, che la esclamazione, metà
stupore metà frustrazione, del compatriota sollecitante l'asilo in Svezia William Mensa Pons - la quale a proposito ci fa ritornare involontariamente ai nostri anni di "pañoleta" - : “Così che..!Saremo come il Che!”.

Alexis Gainza Solenzal
Misceláneas de Cuba
www.presslingua.com
Stoccolma, Svezia 

NetforCuba International
http://www.netforcuba.org

###############

"Pañoleta" è un foulard di colore azzurro che viene portato obbligatoriamente, annodato attorno al collo dagli scolari. Questo ridicolo fronzolo, è stato istituito per una idea dell'assassino "Che" e viene mantenuto in suo ricordo.

L'imposizione della "pañoleta" viene effettuato con una pomposa cerimonia in ogni scuola nei primi giorni di scuola, presenti i genitori, di ogni primo anno, con la dichiarazione di promessa  “Così che.. !Saremo come il Che!”. Non vi sembra tanto somigliante alla istituzione delle divise dei "Balilla" di una altra dittatura portatrice di tanta mancanza di libertà e democrazia e di tanti lutti e miserie al popolo italiano, dittature delle quali ci siamo finalmente e definitivamente liberati?

Luciano S.                      

"Unirsi, è la parola d'ordine"
                                        José Martí

¿”Seremos como el Che”? 

Estrenado en Estocolmo, Suecia,

“Guevara: Anatomía de un Mito”

Por Alexis Gainza Solenzal
Misceláneas de Cuba
www.presslingua.com
Estocolmo, Suecia


“Fusilamientos, sí. Hemos fusilado, fusilamos y seguiremos fusilando mientras sea necesario. Nuestra lucha es una lucha a muerte”. Con estas maquiavélicas palabras apologizó Ernesto “Che” Guevara, ante los congregados en la Asamblea General de las Naciones Unidas el 11 de diciembre de 1964, la matanza indiscriminada que Fidel Castro orquestara en Cuba antes y después de la toma del poder en enero de 1959.

El pasaje anterior–parte indisoluble de una penetrante autopcia, más que de una excursión anatómica- es uno de los muchos que arrojan flameante luz a la convulsiva personalidad del legendario partisano argentino, acopiados sistemáticamente en el documental “Guevara: Anatomía de un Mito”. Producida por el Instituto de la Memoria Histórica Cubana contra el Totalitarismo (IMHCT) en colaboración con Caiman Producction, la filmación se estrenó en Estocolmo, Suecia, el 8 de Octubre, -fecha en que guevarofilos de disímiles rincones del mundo conmemoran ritualmente la defunción por vía de las armas del icono izquierdista.

La realización fílmica fue estrenada en el marco del Foro de la Libertad, iniciativa generada por la Asociación de Jóvenes Liberales de Suecia, que tratara un sinnúmero de temas de actualidad nacional e internacional entre el 7 y el 9 de octubre. El reportaje dirigido por Luis Guardia, con Pedro Corzo en calidad de productor y Francisco Lorenzo a cargo de la coordinación, fue introducido por Mae Liz Orrego Rodríguez, exiliada cubana que en el seno de la organización juvenil liberal respondiera por los puntos dedicados a América Latina.

En las dependencias de Nybrygget, sitas en Norrtullsgatan 12, Estocolmo, cede del Foro de la Libertad, algo más de una decena de cubanos y no cubanos tuvimos la oportunidad de participar en un viaje de desmitificación de la figura del legendario “Guerrillero Heroico”. En aquellos 70 minutos de retrospección histórica, vimos y escuchamos testimonios de personalidades que entre 1955 y 1967 tuvieran experiencias y vivencias de primera mano en sus contactos -quien con razones políticas, quien bélicas, quien de otra índole- con Ernesto Guevara de la Cerna, alias “el Che”.


**************


El filme toma como punto de partida la presencia del bisoño gaucho en la turbulenta Guatemala de Jacobo Arbens, resaltando en voz del historiador e investigador Enrique Ros, autor de la exhaustiva biografía “Ernesto Guevara: Mito y Realidad”, que el mítico luchador latinoamericano le debía en realidad su formación ideológica a la peruana de ideas comunistas Hilda Gadea, quien también se encargase de relacionarlo con las fracciones del fidelista 26 de Julio varada en las capitales de Guatemala y México.

Compañeros de campaña y campiña durante la estancia en México, dan constancia de las arteras aristas de “el Che”, y en particular de su desprecio por los cubanos, las personas de raza negra y los indígenas. El tema lo aborda, por ejemplo, Miguel Sánchez, “el coreano”, responsable a encargo de Fidel Castro de instruir militarmente a los revolucionarios cubanos, quien afirmase que el luchador argentino tenía recurrentes conflictos con Juan Almeida Bosque, futuro Comandante de la revolución, a quien tildaba de “el negrito”, mientras que a los indígenas del país anfitrión se refiere como “la indiada analfabeta de México”.

“Querida vieja: estoy en la manigua cubana, vivo y sediento de sangre”, escribiría Guevara a su esposa peruana el 28 de enero de 1957, pasaje este recogido –acorde al documental de marras- en el libro de la primera ex compañera de vida “Ernesto: la Memoria de Che Guevara”. Sed de sangre que el revolucionario saciase con una docena de fusilamientos –a mano propia o con ayuda del rango militar- durante la etapa guerrillera, entre los que cuentan el del campesino Eutimio Guerra, acusado de delator (episodio que relata Jaime Costa, asaltante del Cuartel Moncada, expedicionario del Granma y Comandante del Ejército Rebelde); el del finquero Juan Pérez, igualmente calumniado de “chivato” (relatado por Luciano Medina, Capitán del Ejercito Rebelde y participante de la invasión de Oriente a Occidente bajo el comando de Camilo Cienfuegos); dos campesinos presuntos colaboradores (contado por Roberto Bismarck, capitán del Ejército Rebelde, miembro del Segundo Frente Nacional del Escambray); así como de decenas de hipotéticos colaboradores del régimen batistiano tras la toma de Santa Clara (testimoniado por el ya mencionado Costa). Alegatos estos que también revalida Agustín Alles, corresponsal de guerra de la revista Bohemia que entrevistase al revolucionario argentino en marzo de 1958.

El inventor del “foco guerrillero” y autor de “Estrategia y táctica de la Guerra de Guerrilla”, es encima atacado por su “inoperancia táctico-militar”; de lo cual da cuentas Huber Matos, Comandante del Ejército Rebelde y ex prisionero político por 20 años, al recordar la ineptitud de “el Che” para el levantamiento de una simple fortificación. Como también se echa una sombra de duda a la “autenticidad de los diarios de campaña publicados y supuestamente escritos por Ernesto Guevara”, fragmentos de los cuales –en su versión original- cayeran en manos del ejército batistiano, comprometiendo por cierto a un sinnúmero de colaboradores de los rebeldes. (Testimonio de Carlos Lazo, Segundo Teniente y piloto del ejército de Fulgencio Batista.).

Al inventario desmitificador se agrega además la pretendida heroicidad mostrada por “el Che” durante la guerra de guerrilla, una de cuyas digresiones, a decir, la toma de un supuesto tren blindado en la ciudad de Santa Clara, cuenta testigo del hecho (Lázaro Asencio, Comandante del Ejército Rebelde y miembro del 2do Frente Nacional del Escambray) no había sido más que “una acción de traición del Che Guevara al Segundo Frente Nacional del Escambray”, puesto que la fuerza enemiga ya había de antemano pactado con los insurgentes su deposición pacífica de las armas.

Con el triunfo revolucionario, Ernesto “Che” Guevara funge como jefe de la fortaleza militar de La Cabaña, desde donde dirige la llamada “Comisión Depuradora”, “un organismo que crea el gobierno de Fidel Castro con el pretexto de depurar las fuerzas armadas en Cuba”, detalla Napoleón Vilaboa, miembro del 26 de Julio que a partir de enero del 1959 trabajara codo a codo con el combatiente argentino en dicha entidad, para proseguir: “El fin de esto era simplemente implantar el terror revolucionario en Cuba mediante los fusilamientos”. Actos estos que se llevaran a cabo tras juicios sumarísimos carentes de todo fundamente jurídico.

Varios centenares de víctimas del terror revolucionario son adjudicadas a la persona de Guevara, entre los que sobresale la voladura de los sesos – a quemarropa- del teniente José Castaño, quien en el anterior régimen tuviera hoja de oficio en el Servicio de Inteligencia Militar (SIM) y el Buró de Represión de Actividades Comunistas (BRAC), pero que, acorde al filme, no tenía casos de sangre en su conciencia. (Homicidio que narran tanto el citado Vilaboa, como Rolando Castaño, padre del “ajusticiado”).

También en su trabajo “civil” -tanto como presidente del Banco Nacional de Cuba como en calidad de Ministro de Industrias- “primó su incapacidad profesional y una constante: sembrar el terror como base o medio para el sometimiento”, afirma el narrador de “Guevara: Anatomía de un Mito.” Ello lo confirman testimonios de Nicolás Quintana, el arquitecto que fuera designado para diseñar el inmueble del Banco Nacional de Cuba; José M. Illán, economista que fungiera como subsecretario de hacienda e integrante del primer gabinete ministerial del régimen de Fidel Castro; José Pepín Pujols, miembro del 26 de Julio… Aunque por otra parte el despotismo desmedido hacia los subordinados y la crueldad ante sus enemigos políticos, se daban la mano con un temor profundo a Fidel Castro, de lo que muestra evidencia en su testimonio el líder democristiano José Ignacio Rasco, abogado y compañero de Castro en los años universitarios.

Cierra el documental relatando pormenores de las venturas y desventuras de Ernesto “Che” Guevara en tierras allende al mar, primero en el Congo y luego en Bolivia; país este último donde encontraría la muerte a manos del sargento del ejército nacional Mario Terán, cumpliéndose así el refrán popular de que “el que a hierro mata a hierro termina”.


**************


“Guevara: Anatomía de un mito” arranca indiscutiblemente muchos de los laureles que engalanan la corona del legendario guerrillero argentino. Basado en tomas auténticas y testimonios confrontables de primera mano, el documental nos perfila a un hombre carente de escrúpulos, sádico, arbitrario, cuando menos cruel. Nada recogió probablemente mejor el sentir de los cubanos presentes en el estreno de dicha filmación, que una exclamación, mitad pasmo mitad frustración, del compatriota solicitante de asilo en Suecia William Mensa Pons -la cual a propósito nos devolviera involuntariamente a nuestros años de pañoleta-: “Así que !Seremos como el Che!”.


NetforCuba International
http://www.netforcuba.org/

http://www.netforcubaenespanol.org


"Juntarse, es la palabra de orden"
                                        José Martí